dal sito www.francescocataudo.it

 

LA COSTA LAMETINA ED I SUOI SISTEMI DIFENSIVI

Dalle rudimentali  Torri “Saracene” alla Base Nato di Monte Mancuso

 

Se vi capiterà in una giornata nitida di percorrere l’autostrada Salerno – Reggio Calabria in direzione nord, vi imbatterete, dopo aver oltrepassato lo svincolo di Vibo – S. Onofrio, in una spettacolare e suggestiva veduta del Golfo di S. Eufemia: un arco sabbioso  di 30 chilometri, delimitato dall’azzurro cupo del Mar Tirreno e dal verde intenso di una rigogliosa striscia di macchia mediterranea, sullo sfondo dei Monti Reventino e Mancuso che, dall’alto dei loro 1417 e 1327 metri, digradano dolcemente fino al Capo Suvero. L’orizzonte marittimo del Golfo lametino è invece ornato dall’imponente sagoma perfettamente conica dello Stromboli: un vulcano attivo del gruppo delle Isole Eolie che si eleva per 924 metri sul livello del mare.   E’ uno spettacolo veramente incantevole, che non sarà sicuramente sfuggito agli automobilisti che avranno già impegnato questo tratto di strada nelle mattinate terse.

Ma detto territorio non offre solo natura, ma anche  storia, cultura, tradizioni: il tutto  magicamente fuso in un unico crogiolo.

Infatti, è proprio in questo scenario naturale che sono armoniosamente collocate le antiche Torri di difesa e di avvistamento, conosciute come “Torri Saracene”, costruite in epoche diverse per contrastare i nemici proveniente dal mare.  Le più antiche furono edificate tra il ‘300 ed il ‘700 e servirono principalmente per avvistare in tempo utile i pirati arabi che, con le loro scorrerie, seminarono il terrore sia sulle coste calabre che dell’intero mezzogiorno d’Italia. Infatti, molte di queste fortificazione (alcune si presentano in uno stato di buona conservazione, altre sono in rovina o, addirittura, scomparse) sono ben visibili lungo le coste centro-meridionali della penisola italiana in numero considerevole: se ne contano circa 500.  La loro utilità finì soltanto nei primi decenni XIX secolo, quando francesi ed inglese, con l’occupazione del Nord – Africa e del Medio Oriente, posero completamente fine alla pirateria musulmana nel mediterraneo.

Queste rudimentali, affascinanti e forse misteriose “Torri saracene”, oggi sono lì, nella quiete dei prati e delle rupi, ad osservare il mare, chiusi nel loro secolare silenzio e disturbati soltanto dal vento e da qualche raro visitatore che ha il desiderio di conoscere e approfondire l’affascinate passato di questi luoghi.  

Le ultime fortificazioni edificate lungo la costa, risalgono, però, al 1943. L’esercito Italiano costruì in quel periodo un numero considerevole di fortini circolarti in calcestruzzo:  una sorta di piccolo “Vallo Atlantico” all’italiana, volto ad impedire un eventuale sbarco Anglo – Americano nel sud Italia. Ma anche queste costruzioni, come le precedenti, si dimostrarono poco efficaci. Probabilmente, l’idea di fermare i nemici sulla linea del “bagnasciuga”, non si rivelò mai un’ottima strategia militare.

Avrete modo di osservare alcune di queste piccole fortificazioni della Seconda Guerra Mondiale in più punti della costa lametina, ad esempio: sul bordo della provinciale che collega Falerna Marina a Falerna, poco prima di Castiglione; a poche centinaia di metri dal Forte Mezza Praja, ad Acconia di Curinga; sulla spiaggia di Falerna, a fine baia, lato nord, a 300 metri dal termine del Lungomare.

Ma tali strutture, nonostante fossero state realizzate alcuni secoli più tardi delle antiche Torri, non costituirono un grosso salto di qualità nell’evoluzione delle tattiche di difesa delle coste. Essa arrivò soltanto negli anni '50 e '60 del '900, dopo l'adesione dell'Italia all'Alleanza Atlantica. Le enormi antenne della base NATO di Monte Mancuso,  qualche chilometro più a monte di Capo Suvero, che dominano l’intero golfo di Lamezia e gran parte dell’area istmica, sono l’esempio più lampante di come in pochissimi anni sia cambiato il modo di proteggere il Paese. Non più, quindi, torri e fortezze, non più cavallari e cannoni, ma enormi “occhi elettronici”, che i neo-alleati americani hanno istallato sul suolo italiano per intercettare qualsiasi oggetto potesse entrare nel nostro spazio e attivare successivamente un complesso sistema di risposta aerea e missilistica.  Ma attorno alla Base di Monte Mancuso,  avvolta quasi perennemente dalle nebbie e dalla fittissima foresta, sono nati miti e leggende ad opera delle popolazioni locali. Infatti, è fortemente radicata tra  i lametini la convinzione che, negli anni della “guerra fredda”, i militari statunitensi abbiano costruito nella pancia del massiccio un enorme e segretissimo bunker che, probabilmente, tra le altre cose, avrebbe ospitato i micidiali missili balistici a testata atomica da utilizzare in caso di aggressione sovietica. Naturalmente, tengo a precisare, che non v’è stata mai nessuna conferma da parte degli organi militari, sia Alleati che italiani. Ma, ciononostante, tra la gente continua a perdurare un inquietante interrogativo:  la base di Monte Mancuso è stata sempre, come tuttora, solo un centro di telecomunicazioni? Chi lo saprà mai! Le nebbie continueranno ad avvolgere la montagna ed a custodire intatti i suoi terrificanti segreti nucleari!

 

Le Torri Saracene

 

Di seguito, ed in questa sede, mi limiterò a trattare le Torri e i Forti, di avvistamento e di difesa, che ricadono nella costa lametina (cioè nei territori dei Comuni di Curinga, Lamezia Terme, Gizzeria, Falerna e Nocera Terinese) e che ho avuto possibilità di visitare e fotografare di persona. Ringrazio per la grande disponibilità i proprietari che sono riuscito ad incontrare: in particolare la Fam. Sonni per la Torre di Falerna e il Sig. Trapuzzano per quella di Santa Caterina. Mi scuso con i diversi gentili Signori, proprietari delle altre Torri, che non ho avuto modo di rintracciare, per le quali mi sono limitato ad una osservazione esterna ed a notizie provenienti da fonti storiche.

 

 

TORRE e FORTE “MEZZA PRAJA”

Comune: Curinga.

Località: Acconia, Torre Vecchia

Coordinate: N 38º49'15" - E 16º13'19"  

Proprietà: privata

Secolo: 17º (Forte), 14º (Torre)

 

Percorrendo la SS18 Tirrena Inferiore in direzione sud, giungerete, qualche centinaio di metri dopo il km 388, all’incrocio per la Stazione ferroviaria di Eccellente. Seguendo l’indicazione turistica “Mare” e  percorrendo per duecento metri un viale di grossi eucalipti, vi compariranno ad un tratto, sulla destra, quasi per incanto, gli imponenti ruderi di una costruzione troncopiramidale: è il Forte “Mezza Praja” . Cento metri più in là, la sagoma di un’altra antica struttura, questa volta circolare: si tratta della Torre “Mezza Praja.

Nonostante la loro vicinanza, i due antichi fabbricati appartengono a periodi storici differenti.

Il Forte è ciò che rimane di quello che presumibilmente era il Palatium fatto edificare da  “Marc’Antonio Loffredo, signore dello Stato di Maida e di Lacconia dal 1606 al 1641, col titolo di principe dal 1608.” (Geografie Verticali, pag. 225)  Anche se non è da escludere che il Palazzo sia stato costruito per volontà del nipote di questi, anch’egli Marc’Antonio, che governò queste terre dal 1648 al 1660.(Ibidem, pag. 228).

In ogni caso, l’epoca di edificazione di questa fortezza a base quadrata, è sicuramente più recente rispetto alla Torre di avvistamento circolare che si eleva ad un centinaio di metri dalle rovine del Palatium. Infatti, la Torre di Mezza Praya appartiene, per forma e tipo di muratura, a quelle edificate nel “14º secolo” (Faglia, Tipologia…, Vol. I, pag. 342) e presenta: “un basamento pieno, forse parzialmente interrato, troncoconico”  con “due piani superiori con finestre varie e porta ingresso a monte”; un “coronamento originario disastrato” ed uno più recente ”in arretrato ” (Ibidem, pag. 343).

Per visitare il fortino della Seconda Guerra Mondiale, vicinissimo al Forte (400 m), continuate sulla stradina asfaltata che si inoltra nel bosco. Essa ad un certo punto si biforca, (andate a destra, direzione obbligata) compie un semicerchio e ritorna ad incontrarsi con la corsia di sinistra. Procedendo dritti per 50 metri, quasi in prossimità della spiaggia, vi troverete in un piazzale attorniato da stabilimenti balneari, con al centro il nostro Fortino.

 

 

TORRE LACCONIA

Comune: Curinga

Località: Acconia, contrada Verdello

Coordinate: N 38º 49' 49" – E 16º 16' 37"

Proprietà: privata

Secolo: 16º

 

E’ situata a poche centinaia di metri dalle famose Terme Romane di Acconia ed a pochissima distanza dalla SP 114, dalla quale, a causa di una imponente ed altrettanto antica cinta muraria che la avvolge da tutti i lati, vedrete solamente il piano superiore. La visione integrale della Torre è esclusivamente possibile dall’interno della muraglia e quindi solo aver preso accordi con i proprietari.

La cinquecentesca fortezza è di forma quadrata con basamento troncopiramidale, con i lati che misurano 10 metri ciascuno. Il tetto è completamente inesistente. (Faglia, Tipologie...,Pag. 259)

Ad essa si giunge dalla SS18, lasciandola all'incrocio posto al km 386 e imboccando la SP114. Procedendo su detta provinciale, giungerete dopo 1,5 km all'abitato di Acconia. Entrate nella piazza principale e, mantenendovi sulla destra, riprendete la SP114 per Curinga. Percorrendo per circa 900 metri tale arteria, subito dopo il Km 6, noterete che la strada si allarga improvvisamente: è questo il punto da cui scorgere la Torre Lacconia (circa 30 m sulla vostra sinistra).

 

 

 

 

Torre Bocca dell'Amato

Comune: Lamezia Terme

Località: Foce Amato

Coordinate:38º53'26" - 16º13'58"

Proprietà: privata

Secolo: 15º

 

La Torre Bocca dell'Amato è così chiamata per la sua collocazione geografica. Difatti è situata ad un paio di chilometri dalla foce dell'omonimo fiume, a circa 200 metri dalla riva sinistra dello stesso. Per raggiungerla, dovrete accedere ad un terreno privato, sempre previa autorizzazione, il cui ingresso è rappresentato da un cancello metallico posto sul lato destro della vecchia SS18,  500 metri (direzione sud) dopo aver attraversato il grande ponte ad archi, di epoca fascista, che scavalca l’Amato. La fortezza la osserverete alla fine di un ampio prato, contornato da filiere di cipressi, a cui giungerete dopo circa due chilometri dall’entrata del fondo privato, procedendo in direzione perpendicolare all’antica statale e con il verso rivolto al mare.

Di forma troncoconica, la Torre non presenta nessuna apertura sulle mura perimetrali attualmente esistenti. Probabilmente, la parte superiore della stessa è crollata ed ha riempito completamente il suo interno. Questo giustifica la presenza di grossi alberi di cipresso che crescono sulla sommità della fortezza, la quale, per forma e materiale utilizzato per la costruzione,  va fatta risalire al “15º secolo” (Faglia, Tipologia…, pag. 343).

Da precisare che, per portarvi sulla vecchia Statale 18 nel tratto sopracitato, occorrerà abbandonare (con una svolta a sinistra se si viaggia verso sud) la nuova SS18 “tirrena inferiore” all’incrocio posto al km 378 e, dopo un ampio curvone sinistrorso,  dovrete immettervi sulla SP 110 senza cambiare il senso di marcia. L’antica nazionale, dove è situato il ponte fascista, la intersecherete dopo circa 1.500 metri.

 

 

TORRE DI SANTA CATERINA

Comune: Gizzeria

Località: Santa Caterina

Coordinate: N 38º56'48" - E 16º12'16"

Proprietà: privata

Secolo: 14º

E’ conosciuta anche come “Torre dei Cavalieri di Malta” perchè venne realizzata, come il Bastione di Malta, nel feudo dei Cavalieri. Come la precedente, è anch’essa collocata in una proprietà privata. Qui, però, sarà certamente più semplice accedervi, visto che  è posta all’interno di un agriturismo.

Vi si giunge percorrendo la provinciale n. 101 , detta "di Santa Caterina", seguendo l’indicazione “Zinnavo”, imboccandola tra il km 366 e il 367 della SS 18. Dopo circa tre chilometri (tra il km 2 e il km 3 della SP101), il torrione è già visibile dalla strada, volgendo lo sguardo  sulla sinistra, subito dopo la “Fontana di Santa Caterina” e, in ogni caso, prima della biforcazione per Gizzeria.

In discreto stato di conservazione, il forte è del 14º secolo e presenta un corpo cilindrico, provvisto di aperture lato mare e monti, con un basamento troncoconico (Faglia, Tipologia…, pag. 344) privo di ingressi, il ché lascia supporre che l’accesso avveniva tramite scala esterna.

 

 

 

 TORRE  CAPO SUVERO

Comune: Gizzeria

Località: Capo Suvero

Coordinate: N 38º 57' 13" – E 16º 09' 56″

Proprietà: privata

Secolo: 14º

 

 

E’ la più panoramica fra tutte. Essa è posta su una collinetta che sovrasta il Capo Suvero ed è visibile, già da diversi chilometri di distanza, sia dalla statale costiera, che dall’autostrada. Dai 120metri di altitudine di questa Torre si ha una suggestiva veduta del Golfo di Sant’Eufemia, in cui spiccano in primo piano i Laghi salati “Le Vote”, dove, durante la stagione delle migrazioni, si possono ammirare  numerose specie di uccelli.

Il Forte ha una chiara forma troncoconica e risale al 14º secolo. A vista non si riscontrano evoluzioni subite nel corso degli anni e le uniche modifiche sono dovute ai crolli e alle lacerazioni verificatesi per gli innumerevoli eventi tellurici che in passato hanno pesantemente sconvolto l'area lametina. (Faglia, Tipologia..., pag. 309)

Tra il km 365 e 366 della nazionale 18, proprio nel punto in cui la statale doppia il Capo, un antico sottopasso ferroviario, non più utilizzato, permette l’accesso alla stradina irta e stretta che porta al torrione. Un vecchio cartellone indica che l’accesso è vietato, in quanto la strada conduce anche ad un Faro della Marina Militare, tutt’ora funzionante. Oltrepassata tale struttura, è possibile “navigare” a vista fino alla meta.

 

 

 

 

TORRE SPINETO (?)

Comune: Gizzeria

Località: Faro Capo Suvero

Coordinate: N 38º57'03" - E 16º09'34"

Proprietà: privata

Secolo: 17º

 

 

Alcuni autori la confondono con Torre Capo Suvero, la quale è collocata a circa un chilometro ad Est della presente ed è di forma troncoconica, mentre altri storici la posizionano in altro luogo. Un’esatta posizione la dà, invece, Rizzi Zannoni, nella sua cartografia del Regno di Napoli, che la fa ricadere sulla rupe che sovrasta immediatamente il Capo Suvero, dove in effetti è posizionata.

Data la vicinanza fra le due antiche strutture di avvistamento, è stato molto facile far cadere molti autori, nell’errore di scambiare l’una per l’altra.

Dunque, la Torre Spineto dovrebbe (viste le fonti discordanti, il condizionale è d'obbligo) essere ciò che rimane di una struttura di avvistamento settecentesca, di forma parallelepipeda a base quadrata, con delle pareti perimetrali di modesto spessore, leggermente rigonfiate alla base, forse in epoca successiva. (Faglia, Tipologia…, pag. 268)

La parte a monte si presenta con un’apertura simile ad una finestra, mentre il lato mare  mostra una parete quasi interamente crollata.

Ad essa si accede dalla stessa stradina che si stacca dalla SS 18 che ho già citato per visitare  la Torre Capo Suvero, ma è visibile molto prima, cioè subito dopo aver oltrepassato il Faro della Marina Militare, tuttora perfettamente funzionante, dal quale dista poco più di un centinaio di metri.

 

 

 

 TORRE DI FALERNA

Comune: Falerna

Località: Viale della Libertà

Coord.:

Proprietà: privata

Socolo: 16º

 

Si tratta di una torre di forma rettangolare con base troncopiramidale, i cui lati misurano circa 8 metri. Essa è formata da un piano terra e da un altro sovrapposto,  quest’ultimo accessibile con scala esterna. L’antica costruzione, probabilmente del XVI secolo, è collegata con altri fabbricati di epoca successiva (Faglia, Tipologia…, Pag. 262). Attualmente la fortezza è posizionata nel mezzo dell’abitato di Falerna Marina, da cui non è possibile vedere il mare. Ma la spiaggia era sicuramente ben visibile al tempo dell’edificazione della struttura militare e per lungo periodo a seguire, vista la recente edificazione dell’intero quartiere marinaro.

La Torre è di proprietà privata, quindi visitabile previa autorizzazione. Ma, comunque, essa è ben visibile anche dal bordo della strada pubblica (Viale della Libertà), da cui dista solamente una decina di metri. Ad essa giungerete facilmente dal Lungomare di Falerna (SS 18), dal quale dista non più di 500 metri, seguendo l'indicazione "Falerna Capoluogo", posto tra il km 362 e il 363 della Statale tirrenica, all'incrocio delimitato da una Banca. La fortezza la potrete osservare (sulla vostra sinistra) 20 metri dopo la curva destrorsa dell'ampio Viale che si apre immediatamente al di là del sottopasso ferroviario posto accanto al già citato Istituto di credito.

 

 

 TORRE della  RUPE (Lupo)

Comune:Falerna

Località: Torre Lupo

Coordinate: N 38º 59' 11" – E 16º 08' 22"

Proprietà: privata

Secolo: 15º

 

 

E’ collocata in cima ad una rupe che si erge per 60metri e che discende quasi a strapiombo sulla sottostante SS18 che, in quel punto, corre vicinissima al mare, tanto che, nelle giornate di mareggiata, gli spruzzi delle onde lambiscono la carreggiata della litoranea.

Una stradina asfaltata, in discrete condizioni, permette di salire con la propria auto fino al torrione. Vi si accede dalla Nazionale 18, tra il km 360 ed il 361 , svoltando a sinistra (se si procede verso sud)  200 metri  oltre l’intersezione per l’A3 ed immediatamente dopo il ponte sul Torrente Cartolano. Da qui, dopo esser passati sotto un ponticello, bisogna girare a destra e successivamente proseguire dritti per 500metri su un tratto cementato terminante con una leggera salita, al termine della quale, percorrendo ancora qualche metro, sin quasi all’inizio della discesa sull’altro versante, bisogna svoltare immediatamente a destra. Ecco Torre Rupe. Qui occorre prestare la massima attenzione a non spingersi troppo in avanti con l’automobile: la vegetazione potrebbe impedire di intravedere in modo netto i contorni della rupe e far succedere una disgrazia. E’ consigliabile lasciare la vettura a debita distanza e proseguire a piedi per visitare la Torre e godersi il magnifico belvedere in tutta tranquillità.

La fortezza, del “15º secolo” (Faglia, Tipologia…, pag. 345) localmente conosciuta come Torre Lupo, sicuramente per una deformazione del termine “Rupe”, ha forma troncoconica con apertura lato mare.  L’interno è costituito da “una cameretta quadrata di 3,20 metri di lato (…). Lo spessore del muro è di m. 2,50. La base misura all’esterno m. 8. (Ibidem, pag. 346).

 

 

  Bastione dei Cavalieri di Malta

Comune: Lamezia Terme

Località: Bastione di Malta

Coordinate: N 38º55'49" - E 16º13'17"

Proprietà: privata

Secolo: 16º

 

E’ cosi chiamato perché sorse nel feudo dei Cavalieri Gerosolimitani, un sacro ordine militare che difese per secoli la cristianità dagli attacchi mussulmani, il quale assunse successivamente il nome di Sacro Ordine dei Cavalieri di Rodi ed, infine, di Malta, dopo che ebbe dall’imperatore Carlo V il libero feudo dell’isola maltese. (E. Borrello, Sambiase…, pag. 195)

La poderosa struttura venne fatta costruire intorno al 1550 dal vicerè di Napoli, Pedro di Toledo, e fece parte di un complesso sistema difensivo messo in atto sulle coste dell’intero Regno per difendersi dalle frequenti incursioni turche, che seminarono il terrore sui litorali dell’Italia meridionale. A tali scorrerie si pose fine soltanto nei primi decenni del XX secolo con l'occupazione anglo - francese dell'Africa Settentrionale e dell'Asia Minore.    

 A differenza di molte altre strutture di difesa situate lungo la costa calabra, il Bastione non fu una semplice Torre di avvistamento costiero, ma venne dotato di macchine belliche e capace di ospitare una guarnigione di soldati. Ciò viene confermato dall’incisione, posta dal Balivo Fra Signorino Gattinara, nell’anno 1634, situata al di sopra dell’ingresso, su un marmo posto accanto ad uno stemma raffigurante un’aquila coronata ad ali aperte, simbolo dei Gattinara, che così recita: “F. Signorinus Gattinara Sa.Eufemia Baiulatus Briorargi G.D.L.M.B.N. imposuit bellicis instrumentis munivit  A. D.  M.D.C.XXXIIII″. L’identico emblema araldico è posto sulla facciata della chiesa di Sant’Eufemia Vetere, al di sopra del portale del tempio, il quale fu fatto edificare dal Gattinara dopo la distruzione della vicina Abbazia benedettina ad opera del violento terremoto del 1638. (Ibidem…)

Uscito intatto dai devastanti terremoti del 1638, 1783 e 1905, nonché dalle tante invasioni che subì il territorio, il Bastione dei Cavalieri di Malta assolse alla sua ultima funzione militare nell’estate del 1943, allorquando, da parte dell’Esercito Italiano, vennero costruite delle garitte sul terrazzo, tuttora presenti, che ospitarono una postazione antiaerea  per contrastare invano i bombardieri anglo – americani nei giorni precedenti l’armistizio dell’8 settembre. Oggi, questa imponente struttura di guerra, situata in un campo di grano, è simbolo di pace e di unione. Non per altro è stata scelta come emblema della città di Lamezia Terme, frutto della fusione di tre antichi comuni.

Il baluardo ha una pianta quadrata ed è costituito, in superficie, da due piani ed un terrazzo. Il livello superiore, di forma parallelepipeda, poggia su un tronco di piramide, che rappresenta il piano terra, le cui pareti sono inclinate di 9 gradi rispetto all’asse verticale.

Alla base, quella emersa, il perimetro esterno misura metri 17,5  x 17,5, ma bisogna considerare che la struttura è interrata di diversi metri: di fatti un tempo era circondata da un fossato e vi si accedeva tramite un ponte levatoio.

L’altezza, tenendo conto delle garitte per le sentinelle poste sul terrazzo, è di metri 16 circa. L’ingresso è posto, come di consuetudine, sul lato opposto al mare, costituito da un’apertura con arco a tutto sesto, sormontato da una finestra. Sugli altri fianchi compaiono, al piano terra, delle piccole fessure rettangolari e delle finestre con volte a semicerchio sul primo piano.

Attualmente, la Fortezza si presenta in un ottimo stato di conservazione, quasi non sentisse il peso dei suoi secoli ed è di proprietà privata. La visita dei suoi interni è quindi possibile solo in seguito ad autorizzazione del proprietario, il quale, però, organizza a volte, nella stagione estiva, delle mostre, rimanendo così aperto ai visitatori per molte ore al giorno.

La veduta esterna è, invece, sempre possibile, perchè la possente fortezza è posizionata a 5 metri dalla carreggiata della provinciale n. 99 (ex 18 dir), 150 metri dall’imbocco di detta arteria locale, a cui si accede con una svolta a sinistra (su apposita corsia centrale), seguendo l’indicazione “Gizzeria” sull’ampio incrocio posto tra il km 371 ed il km 372 della SS18 (Bivio Marinella), cioè cento metri oltre il ponticello sul Torrente Piscirò (provenendo da nord), che rappresenta il limite meridionale dell’abitato di Gizzeria Lido, nochè l'inizio del territorio comunale di Lamezia Terme.

 

 

 

Torre Piano del Casale (Torre Pietra della Nave)

 Comune: Nocera Terinese

 Località: Piano del Casale

 Coordinate: N 39º01''06" - E 16º07'28"

 Proprietà: privata

 Secolo: 14º 

 

Di forma troncoconica (con il lato monte crollato), la Torre, appartenente per struttura a quelle edificate nel 14º secolo, è situata su un pianoro a circa 140 metri s.l.m., immediatamente a ridosso della Marina di Nocera Terinese, da cui è ben visibile. La sua sagoma è anche evidente dall'Autostrada A3, ma solo in direzione sud, circa 3 chilometri prima dello svincolo per Falerna.

Per raggiungerla, bisogna imboccare la SP164 dalla SS18 all'altezza di Nocera Marina e seguire le indicazioni per Nocera Terinese (sede comunale). Subito dopo il km 8 della provinciale in oggetto, in un incrocio dove è presente una grande quercia, svoltare a destra. Proseguire su una stradina che è inizialmente asfaltata (primi 500 metri) e successivamente sterrata. Al secondo crocevia che si incontra, posteggiare l'auto e procedere a piedi in direzione mare. La Torre, se la vegetazione lo permette, dovrebbe essere visibile già da questo punto, ma, in ogni caso, lo sarà sicuramente dopo una piacevole passeggiata di cinque minuti.

Visto che il Forte è inserito in una proprietà privata, bisogna chiedere, sempre e comunque, le dovute autorizzazioni per accedere al luogo indicato.  

 

 

 

 Torre Piano di Tirena

Comune: Nocera Terinese

Località: Piano Tirena

Coordinate: N 39º02'07" - E 16º01'41"

Proprietà: privata

Secolo: 18º

 

Anche se tra le più recenti per quanto riguarda la sua edificazione (forse del ‘700), la Torre Tirena è certamente la più interessante, in quanto situata in un luogo di grande valenza archeologica. E’ infatti su questo pianoro, stretto tra i fiumi Grande e Savuto che, probabilmente, aveva ubicazione la città magnogreca di Temesa. Di fatto, il ritrovamento, a qualche centinaio di metri dalla nostra Torre, di diversi reperti di epoca classica, tra cui delle mura di cinta e un acquedotto, lascia sempre più supporre che, la prima località calabrese ad essere citata da Omero nell’Odissea, fosse localizzata proprio qui.

A questo terrazzo mesopotamico ,  posto a circa 170 metri sul livello del mare, nel Comune di Nocera Terinese, si accede lasciando la SS 18 all’altezza dello svincolo A3 di Falerna e, dopo 500 metri, invece di svoltare a destra verso le rampe di accesso autostradali, procedere dritti per Nocera. Dopo tre chilometri di provinciale, perfettamente piana, che corre all’interno dell’abitato, inizia una leggera salita con una curva destrorsa. Procedendo per qualche centinaio di metri, si giunge ad un bivio. Svoltare a sinistra per Salerno. Si sta percorrendo la SP 164 (ex SS 18 dir.), la quale, attraversato il torrente Grande, costeggia le rocce affioranti situate alla base del piccolo altopiano di  Tirena. Dopo circa tre km dal bivio precedente, subito dopo esser passati sotto i cavi aerei di un elettrodotto, svoltare a destra su una stradina stretta e sterrata. Inizia la scalata verso il pianoro che, forse, custodisce la leggendaria Temesa. Bisogna ora salire all’interno di un bellissimo e secolare uliveto, attraverso un sentiero sorretto a monte e a valle da splendidi ed antichissimi muri a secco. Purtroppo non è sempre possibile andare in auto fino alla sommità dell’altopiano, in quanto vi è una catena metallica che ne impedisce l’accesso. Si tratta di una proprietà privata. Bisogna chiedere il permesso ai proprietari e, magari, lasciare l’auto a valle e farsi una bella e salutare mezz’oretta di passeggiata all’ombra degli ulivi. Ma ne vale veramente la pena! Giunti alla fine della salita, si gode di uno stupendo panorama mozzafiato: da un lato, la valle del Savuto, dalla Sila fino al mare, dall’altro, questo terrazzo sul Tirreno, ricoperto da un tappeto erbaceo, interrotto da qualche ulivo ed alcune querce che cercano di celare la vista della Torre, posizionata dal lato opposto del piano.

Essa è lì da secoli, solitaria, tra il mare ed il cielo, con il suo compito di avvistare i nemici e comunicare, con il fuoco o con il fumo, il loro arrivo all’entroterra. Probabilmente all’abitato di Nocera Terinese, che da qui si vede chiaramente, senza intralci.

Il torrione è di forma parallelepipeda, costruito con pietre e mattoni, il ché, secondo il Faglia, farebbe supporre la datazione settecentesca. L’ingresso è posto sul lato monte, le altre aperture d’avvistamento sono situate sui quattro lati: piccole sul pianoterra, grandi su quello superiore. Lo spessore delle pareti del piano basso è di circa un metro e mezzo e la lunghezza dei lati misurata all’esterno è di circa 10 metri. La volta del piano terra è a botte, mentre il tetto è crollato.

Secondo il Valente la torre si dovrebbe identificare con la scomparsa Torre Savuto. Le caratteristiche strutturali e la chiara indicazione e il posizionamento della carta Rizzi Zannoni, può fare ipotizzare che la torre Terina (Tirena, n.d.a.) abbia sostituito la t. San Giuseppe, se è torre Savuto, perché troppo esposta al pericolo del fiume e qualora sia posizionata in contrada San Giuseppe”. (Faglia, Tipologia…, pag. 269)

 

Francesco Cataudo

 

 

        Bibliografia

 

Giovanni Antonio Rizzi Zannoni: Atlante Geografico del Regno di Napoli. A cura di Ilario Principe. Rubbettino 1993.

 

Vittorio Faglia: "Tipologia delle torri costiere di avvistamento e segnalazione in Calabria Citra e in Calabria Ultra   dal XII secolo.", Istituto Italiano dei Castelli, Roma, 1984.

 

Gustavo Valente: "Le Torri Costiere della Calabria", Chiaravalle, Edizioni Frama – 1972.

 

Enrico Borrello: "Sambiase, storia della città e del suo territorio", Stabilimento tipografico Carmelo Cappotto, Roma 1948.

 

Sebastiano Augruso, Giovambattista Calvieri, Palma De Vita, Pietro Monteleone, Scuola Media "G. Marconi": "Geografie Verticali - L'edilizia sacra di una comunità calabrese: Curinga". Qualecultura Soc. Coop. r. l., Vibo Valentia 2001.