Itinerario 1

Lamezia - Faggeta di Monte Condrò - Lamezia

Album Fotografico

 

Percorso totale dell’itinerario in auto: km 46. Dislivello: 1000 m, da 200 m s.l.m. di Lamezia ai 1200 m di Monte Castelluzzo.

Si parte dal monumentale Corso Numistrano (200 m. s.l.m.) che, con i bellissimi palazzi tardo-settecenteschi e ottocenteschi e la maestosa cattedrale del 1640, costituisce il cuore artistico, culturale e religioso della città di Lamezia Terme.  

Si lascia il centro storico dalla “Porta S. Antonio” (un antichissimo arco di cui, a causa del terremoto del 1783, restano solo le possenti colonne) e si prosegue dritti per Via Indipendenza che, fuori dall’abitato, prende il nome di SP 163. Dopo un paio di curve (a 1,5 km dalla partenza), si gira a sinistra per Feroleto Antico. Ci si trova sulla provinciale 79. Ci si mantiene su quest’arteria anche all’incrocio successivo, seguendo sempre l’indicazione Feroleto.  A 4 km dal Numistrano, si incontra sulla sinistra l’enorme distesa di pini che costituisce il Parco “Comuni” (250 m), localmente conosciuto come “Pineta di Feroleto”. In realtà, essa è situata totalmente nel territorio comunale lametino, ma è detta “di Feroleto” perché i suoi confini orientali lambiscono per lunghi tratti il perimetro del vicino comune.

Costituita negli anni ’30, rappresenta un vero e proprio polmone verde a due passi dallo smog del centro. Interessante, all’interno, i percorsi a piedi ed in mountain bike e il bellissimo laghetto artificiale, dove si possono osservare alcune specie di uccelli acquatici.

Oltrepassata la pineta, si attraversa il ponte sul torrente Cardolo e, dopo qualche centinaio di metri, si svolta a sinistra per Serrastretta. Inizia la salita e anche le spettacolari vedute sulla piana di S. Eufemia, che spaziano dalla città al mare.

Mantenendosi su questa strada comunale, che congiunge la provinciale 79 alla SP 77, si entra nella frazione Accaria (570 m) del Comune di Serrastretta. Dopo aver attraversato l’abitato, interessante da vedere la Chiesa di S. Maria del Rosario, si sbocca sulla provinciale 77, seguendo sempre l’indicazione Serrastretta. Da questo momento, l’arteria s’inoltra in un fitto bosco, con prevalenza di castagni, il quale, per lunghi tratti, avvolge totalmente la strada, dando l’impressione di essere in un tunnel. Ad un certo punto, quasi per incanto, termina la salita e la cupa foresta si apre all’azzurro del cielo. E’ Passo Condrò, 1050 m s.l.m.! Il valico è rappresentato da un ampio quadrivio, dominato da un bellissimo ristorante, con annesso parco, costruito negli anni ’50 e recante il nome di una grande star internazionale dell’epoca, i cui genitori erano appunto di Serrastretta: la famosissima Dalidà, al secolo Iolanda Gigliotti.

A detto bivio, si svolta con decisione a sinistra, seguendo il cartello “Faggeta”, di colore giallo ed in lamiera. E’ qui, a 17,5 km dalla partenza, che ha inizio la Grande Faggeta di Monte Condrò, una delle più imponenti e belle d’Italia. Essa si estende per circa 200 ettari e fu assegnata al Comune di Serrastretta nel 1928, anche se altri 100 ettari ricadono nei Comuni di Platania e Decollatura.

Il faggio è un caducifoglie che può raggiungere i 35 metri di altezza per 1,5 di diametro, vivendo fino a 300 anni. E’ presente in tutte le regioni italiane, tranne la Sardegna. In questo bosco è possibile incontrare alcuni esemplari che si avvicinano a queste dimensioni. Essi sono ben visibili in un’area ben attrezzata per il pic-nic, alla quale si accede deviando a sinistra su una stradina ben asfaltata (v’è un’indicazione “Faggeta”, questa volta in legno) e procedendo per circa 1,5 km.

Si lascia l’auto in un grande piazzale sterrato, in prossimità di un laghetto artificiale, e ci si inoltra a piedi nell’area attrezzata. All’interno, tra i monumentali faggi, vi è un interessante percorso lungo un piccolo torrente, con dei bellissimi ponticelli in legno, che conduce ad un grosso megalite, detto dei “magàri”, costellato, come tanti altri punti del selva, da miti e leggende che si tramandano nella popolazione locale.

Il suolo di questa faggeta è costituito solamente da un morbido tappeto di foglie secche, cadute dagli stessi alberi. Null’altro! Questo perché la chioma degli alberi è talmente folta e ampia che i raggi del sole non illuminano mai il terreno sottostante, impedendo ad altre piante di poter progredire. In un suolo così è molto difficile imbattersi in dei rettili, quasi impossibile incontrare delle vipere.

Allora, soprattutto d’estate, quando in città l’afa diventa insopportabile, non resta altro che godersi la frescura offerta da questi secolari giganti. Magari stendendosi, con tutta serenità, sul fogliame, chiudere gli occhi e… ascoltare il silenzio della natura!  

Lo scorrere dei ruscelli e dei torrenti, oltre ad addolcire con la loro melodia l’estasi sublime di questo luogo, crea anche delle incantevoli piccole gole e delle suggestive anche se minuscole cascate. Per un maggiore dettaglio dei luoghi, si consiglia di far riferimento al grande cartellone della Comunità Montana “Reventino - Tiriolo – Mancuso” posto all’ingresso della Faggeta, proprio di fronte la già citata insegna in legno, ove è possibile prendere atto di tutte le caratteristiche e le informazioni necessarie su questo percorso, denominato “Anello Valle Cupa”.

Per continuare l’escursione su Monte Condrò, bisogna riprendere l’auto e percorrere a ritroso il chilometro e mezzo che riporta al precedente bivio. Qui, invece di girare a destra per ritornare al grande quadrivio di Passo Condrò, si svolta a sinistra.             Per un breve tratto (2 km) la strada è asfaltata, poi comincia lo sterrato, ma è in discrete condizioni. In realtà, questa doveva essere una parte della famosa “strada delle vette”: progettata, iniziata e purtroppo mai portata a termine!

Quest’arteria corre per lunghi tratti sul confine comunale Serrastretta/Decollatura e Platania/Decollatura. Man mano che si sale di quota, gli enormi faggi vengono sostituiti da castagni, ontani e successivamente pini. Dopo un lungo rettilineo, formato da alberi di piccolo taglio, si raggiunge la vetta di Monte Castelluzzo (27 km dalla partenza), da non confondere con l’omonimo situato in agro di Falerna.            Si tratta di un pianoro posto a 1.200 metri s.l.m., la cui morfologia è stata profondamente modificata dal passaggio del metanodotto. Tubature, manovelle, pompe, piccoli fabbricati, pannelli solari (probabilmente una stazione di pompaggio del gas naturale), deturpano l’ambiente in modo irreversibile. Questi grandi condotti vengono fatti passare dalle cime dei monti, per poi discenderli longitudinalmente. In questo modo si ha la sicurezza che, qualora si verificasse uno smottamento del terreno, il metanodotto non subirebbe alcun danno, in quanto la frana scivolerebbe nella stessa direzione della tubo.

Purtroppo, il gruppo del Reventino (compresa la sua vetta, 1.417 m) ha avuto questa triste sfortuna. Una grande ferita indelebile che la natura ha dovuto subire in nome del progresso.

Sul lato ovest dello spiazzo occupato dalla centrale del metano, si riprende la stradina sterrata. Mantenendosi sul tracciato principale, si arriva dopo qualche centinaio di metri ad un incrocio, svoltare a sinistra, a destra si va a Decollatura.

Procedendo, si incontra un altro crocevia, qui, invece, ci si mantiene sulla destra. Dall’altra parte si raggiunge una casa vacanza, e anche di ritiri spirituali, della Diocesi di Lamezia Terme, utilizzata spesso da molti gruppi parrocchiali del circondario pastorale. Continuando dritti, tra fitti castagneti, si sfocia, dopo un breve tratto di lastricato, sull’ex Statale 109 “della Sila Piccola” (ora provinciale). E’ il Passo di Aquabona (1050 m. s.l.m. , 30 km da Corso Numistrano). Ora non resta che prendere l’arteria nazionale in direzione Lamezia (a sinistra), il cui centro dista  16 chilometri.

Francesco Cataudo , fc.wind@libero.it . (Tutti i diritti riservati)