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LAMEZIA - LISBONA - STRETTO DI GIBILTERRA

Album Fotografico

 

 

PREMESSA

Se col viaggio dello scorso anno ad Istànbul avevamo conosciuto l'estremità sud-orientale dell'Europa, l'attuale avventura automobilistica ci ha portati nel punto più occidentale del vecchio continente: Lisbona. Esso è precisamente rappresentato da Cabo de Roca, a qualche decina di km dalla capitale portoghese: città che ha da sempre rappresentato il confine delle terre emerse, oltre la quale aveva inizio il mondo delle acque. Concetto venuto meno solo dopo le scoperte di Cristoforo Colombo e di altri navigatori europei.

Il nostro viaggio si è snodato su un percorso alquanto lungo, 6.411 kilometri, in cui abbiamo bruciato 405 litri di benzina senza piombo (consumo medio: 15,8 km/l), attraverso le reti vierie di 4 Stati, così suddivisi: 2.809 km percorsi nella sola Spagna, 1.890 in Italia, 972 in Francia e 740 in Portogallo.  A questi numeri andrebbero anche aggiunti: l'attraversamento dello Stretto di Gibilterra, per visitare la città marocchina di Tangeri, e le 21 ore di navigazione, da Barcelona a Civitavecchia, nel viaggio di ritorno. La vastità geografica dell'itinerario, i tanti luoghi da vedere e i soli 13 giorni a disposizione, ci hanno costretti a ritmi di marcia che a volte hanno superato i mille kilometri al giorno. E' stato il caso della prima tappa, Lamezia - Nimes, di 1.508 km, quasi tutti d'un fiato, tranne per fare rifornimento di carburante e prendere qualche caffè in area di servizio. Già nel 2002, la nostra auto conobbe le strade della Penisola Iberica, ma quella volta ci fermammo a Barcelona. In questa occasione, invece, siamo penetrati in profondita, scoprendo gli angoli più remoti e prendendo atto del miracolo economico che gli spagnoli sono riusciti a compiere nel giro di pochi anni.  Dappertutto, a differenza del nostro Paese, sono in costruzione strade, ponti  e ferrovie ad alta velocità. Penso che l'Italia, con questa classe politica del ''non fare'' - No al Ponte di Messina, No alla Tav, ecc. -  non riuscirà più a recuperare il deficit infrastrutturale che ha nei confronti, non solo della Spagna, ma dell'intera Europa.

Questa volta siamo entrati nella Terra del Flamenco e della Paella dal lato opposto del viaggio del 2002, là dove la catena pirenaica si tuffa nell'Oceano Atlantico, dando vita ad incantevoli tratti di costa, come San Sebastiàn, nelle Province Basche. Da qui, verso Fatima, altro noto centro mariano, e quindi la visita di Lisbona, città moderna e ricca di monumenti, dove il passato e futuro si fondono in una perfetta armonia architettonica. Successivamente, il tuffo in Andalucìa: regione magica, incantevole. Qui, la fusione della cultura araba con quella europea, ha dato vita ad un calore, ad un'accoglienza ed ad una cordialità non facilmente riscontrabili in altre parti del vecchio continente. Sivìglia, Còrdoba, Granàda, rappresentano le tre rose rosse di questo splendido giardino.

Emozionante è stato l'attraversamento dello Stretto di Gibilterra, le famose Colonne d'Ercole, per raggiungere la città marocchina di Tàngeri. In 14 km di mare siamo passa in un mondo completamente diverso. Non so se migliore o peggiore: questo è un giudizio che nessuno può dare per un altro. In questo caso, come non mai, la soggettività deve prevalere sull'oggettività, al fine di non creare malintesi che, a volte, potrebbero essere interpretati come mancanza di rispetto verso popoli che hanno una cultura che si differenzia da quella occidentale, ma non per forza in negativo.

Dopo aver goduto di un suggestivo tramonto d'Africa, abbiamo fatto ritorno sul Vecchio Continente, risbarcando a Tarìfa. Da qui, seguendo la costa mediterranea, ci siamo ritrovati ad Almerìa: città posta in una zona desertica, con clima sub-tropicale. Deserto che venne reso famoso ed immortalato dal grande regista Sergio Leone, con i suoi "Spaghetti Western".

Dalla desolate e aride lande di Almerìa, siamo passati alle meraviglie di Granada, conosciuta in tutta il Mondo per l'Alhambra: meraviglia architettonica del periodo arabo. E infine, Cordoba, con la sua Mezquita, così viene chiamata la Cattedrale, sorta come Moschea e successivamente trasformata in tempio cristiano. Qui, l'intreccio di arte occidentale e moresca, raggiunge la sua massima espressività.

Poi, il viaggio di ritorno, un po' triste, come sempre, fatto in parte a bordo di una comoda nave, su cui abbiamo imbarcato la nostra auto, che ci ha portati, in 21 ore di navigazione, dal porto di Barcellona a quello di Civitavecchia. 

 

IL VIAGGIO 

 

Lamezia Terme (Italia)- Nimes (Francia): 1.508 chilometri

Decidiamo di lasciare Lamezia nel tardo pomeriggio, per poter impegnare il tratto più critico dell'autostrada, tra Lagonegro e Salerno, nell'ora di minor traffico. Il piano funziona perfettamente.  In pochissime ore siamo alle porte di Roma. Un'ora di sosta in un area di servizio dell'A1 per un riposino e puntiamo in direzione Nord, quindi ci inseriamo nella Firenze - Livorno. Qui paghiamo il primo casello: 34 euro. Ci inseriamo rapidamente nell'A10 per Genova e, successivamente, nell'A9 "dei fiori" che ci accompagna fino al confine di Ventimiglia. Altro casello: 24 euro. Entriamo in Francia. Il tratto iniziale dell'Autorout della Costa Azzurra è leggermente impegnativo, sia per la morfologia accidentata del territorio, che  per alcuni lavori in corso, i quali creano bruschi cambiamenti di corsa. Fortunatamente è un breve pezzo, dopo il quale la  strada diviene pianeggiante, scorrevole e senza ostacoli. L'unico impiccio è un fastidiosissimo sole che spara dritto negli occhi. Sole che si alterna a brevi ma intensi acquazzoni. Questi fenomeni atmosferici, tipici delle zone in prossimità di imponenti rilievi, ci fanno capire che siamo in prossimità della catena pirenaica. Decidiamo di fare tappa a Nimes, la famosa cittadina romana della Linguadoca. L'ingresso nel centro è dominato dalla splendida Arena, molto simile al Colosseo di Roma, con sole due ordini di arcate, ma ben tenuta e ampiamente utilizzata per spettacoli ed eventi vari. Un alberghetto economico ed in pieno centro, ci permette un lungo sonno ristoratore che ci fa rapidamente riprendere della lunga tappa. La mattina seguente, dopo una buona colazione ed una visita al centro cittadino, dove spiccano, oltre all'anfiteatro romano, altri imponenti monumenti, tra cui una stupenda cattedrale in stile gotico ed il monumentale e neoclassico palazzo di giustizia, puntiamo verso Lorudes.

 

Nimes  - Lourdes (Francia): 454 km

Lasciamo Nimes con un cielo serenissimo ed una temperatura primaverile ed avanziamo lungo l'ampia Autorout de Soleil. Giunti in prossimità di Narbonne, abbandoniamo la costa mediterranea e proseguiamo verso Toulouse (A61). Il tempo comincia a divenire grigio. Attraversiamo senza difficoltà le tangenziali della città aerospaziale francese e seguiamo le indicazioni per San Sebastiàn (A64), anche se già si intravedono molti cartelli che indicano Lourdes. Ci separiamo dall'Autostrada all'altezza di Tarbes e, dopo neppure un quarto d'ora di una comoda statale (N21), entriamo nella cittadina divenuta famosa in tutto il mondo per l'apparizione della Madonna a Santa Bernadette nel 1852. Fa freddino, pioviggina, ma il luogo è molto bello: un tipico paesino francese, con le viuzze del centro strapiene di negozietti, ristorantini ed hotel di ogni categoria, ai piedi di alte montagne, in una zona verdissima ed attraversata da un pulitissimo fiume che scorre lento e silenzioso proprio accanto alla Grotta dell'apparizione. L'enorme piazzale, che si estende davanti alla basilica, o meglio, le basiliche, perchè si tratta di tre chiese costruite una sull'altra a gradoni, è gremito di gente di ogni nazione e di ogni età. Noto molti ammalati non autosufficienti che vengono trasportati su delle apposite carrozzelle, spinte, per lo più, da uomini e donne in divisa o con un Pass attaccato alla giacca: suppongo siano dei volontari. La basilica, costruita su una roccia, rappresenta il punto più occidentale della spianata e dell'intera cittadina. Dal suo sagrato di gode uno splendido panorama: di fronte, la grandissima piazza, con lo sfondo della cittadina pirenaica sovrastata da un antichissimo castello; di lato,  una meravigliosa visione di un corso d'acqua d'ampia portata (Fiume Gave) che scorre tra un verde intenso, interrotto da caratteristici ponti e da belle costruzioni, nonchè dal lungofiume stracolmo di gente in preghiera dinanzi alla cavità dove avvenne l'apparizione. La Grotta si inoltra nella parete granitica solo per qualche decina di metri. Tranquillizzo i claustrofobici. All'interno spicca la statua di una madonnina e un grande candelabro a forma di piramide, fatto da centinaia di candele elettriche.

 

Lourdes - San Sebastiàn (Spagna): 208 km

Riprendiamo l'A64 verso l'Atlantico, che incontriamo nei pressi di Biarritz. Mancano ormai pochi chilometri al confine Spagnolo. Lo attraversiamo sotto una pioggia battente, la quale ci accompagna e ci rende un po' difficoltosa la guida in questo tratto di strada che conduce a San Sebastiàn. Essa, pur essendo a  2 corsie per ogni senso di marcia, presenta una carreggiata con improvvisi restringimenti a causa di lavori e delle curve con angolo abbastanza ristretto. Il tutto và sommato ad un intenso traffico di mezzi pesanti. L'arrivo nella città basca, sembra rappresentare la quiete dopo la tempesta. E' notte fonda, ma per le strade c'è ancora tanta gente, soprattutto nelle viuzze del quartiere storico, dove ceniamo in un piccolo, ma accogliente, Pub e distendiamo le nostre stanche membra in una comoda e pulitissima pensione. Il giorno successivo, la luce di una splendida giornata di sole, ci regala dei panorami stupendi. La città si affaccia su una baia incantevole, con delle amplissime e sconfinate spiagge dorate. Anche il centro urbano del capoluogo basco, si presenta molto ordinato, con bei palazzi antichi, monumenti e un ampio lungomare con vista mozzafiato. Tra le cose che mi colpiscono, vi è la segnaletica stradale: essa si presenta, come anche in Catalogna, in doppia lingua. Ma il basco, a differenza del catalano, non presenta alcuna attinenza con lo spagnolo nè con qualsiasi altra lingua neolatina. Sembra un idioma del Nord Europa. Infatti, dalle guide cartacee, apprendo che deriva probabilmente dall'Iberico: la lingua parlata da queste parti prima della colonizzazione romana.

 

San Sebastiàn - Fàtima (Portogallo): 851 km

Usciti dal centro urbano, ci inseriamo nell'Autopista che indica Vitoria - Gasteiz, successivamente Burgos, Valladolid, Salamanca. Ma mano che procediamo, alle alte montagne si sostituisce lo sconfinato altopiano della Spagna centrale. Le vie cominciano ad essere rettilinee, meno trafficate, ai bosci pirenaici, subentrano immense colture agrarie, i cui confini si perdono nell'orizzonte. Basti pensare che in Spagna il 50 per cento della superfice totale del Paese è coltivata, e solo il rimante è occupato da alte montagnè, deserto di Almerìa e territori urbanizzati. Lo sfruttamento intensivo delle risorse agricole, insieme al turismo, ha portato nel giro di pochi anni la Nazione iberica al primo posto in Europa per crescita economica. Rapidamente raggiungiamo il confine portoghese. L'aspetto paesaggistito cambia notevolmente. I terreni che si intravedono dall'autostrada sono rocciosi, incolti e pieni di sterpaglie. Unica cosa positiva: la rete stradale. E' in ottime condizioni. Prima del tramonto giungiamo a Fàtima, dove nel 1917 apparve la Madonna a tre pastorelle del luogo. A differenza di Lourdes, questa cittadina mariana si presenta meno commmerciale. Non ci sono i mille negozietti che affollano le vie dell'omologa francese nè la grande mole di turisti in coda per visitare i luoghi dell'apparizione. La basilica, ed il grande piazzale antistante, sono quasi vuoti.  E' un luogo di silenzio e di contemplazione, adatto a coloro che desiderano una giornata di ritiro spirituale. Non so come sia in altri periodi, io l'ho trovato così.

 

Da Fàtima a Lisbona: 128 km

Lasciamo questo luogo di preghiera e contemplazione e in cica 90 minuti siamo sulle trafficate vie della capitale portoghese. Contrariamente a come ci si era presentato il resto del Portogallo, Lisbona è una città interessantissima: ricca di monumenti, parchi curatissimi, vie affollate, locali a non finire. La notte abbiamo l'imbarazzo della scelta su dove cenare. Ci sono dappertutto ristorantini dove si mangia del buon pesce a buon prezzo. Essi sono riconoscibili dall'acquario posto all'ingresso, dove sono evidenti enormi crostacei vivi, specialmente aragoste, i quali vengono presi dall'acqua al momento i cui si chiede di mangiarli. Sinceramente, la cosa mi fa un po' senso. Dopo la deliziosa cena, un hotel sulla centralissima Avenida de Libertade, con ottimo rapporto qualità prezzo, ci permette un riposo veramente meritato dopo una giornata abbastanza faticosa. La mattina successiva, usciamo abbastanza presto. Abbiamo tanto da vedere. Dal nostro albergo percorriamo a piedi le centralissime vie del centro che, dopo aver superato le belle piazze del Rossio e di Figueria, ci portano nel quartiere denominato Baixa. Con le sue strade squadrate e i tanti negozi, rappresenta il cuore della Capitale. Da queste parti è assolutamente da non perdere una capatina sull'Elevatore di Santa Justa: una torre metallica dell'ottocento, dalla cui sommità, raggiungibile in ascensore, si ha un'aplissima veduta della città e dell'estuario del Tago. Procedendo nella Baixa, giungiamo nella magnifica Praca do Comercio - sulle rive del fiume - dominata dal Palazzo Reale, Arco Trinfale e statua equeste di Josè I. Da qui prendiamo un taxi per raggiungere, a tre km circa, la famosa Torre di Belèm, simbolo di Lisbona e del Portogallo in generale. Costruita sulle rive del Fiume Tago nel 1521, con lo scopo di controllare l'ingresso della città, questa fortezza rappresenta con le sue decorazioni, interne ed esterne, un vero e proprio gioiello di archittettura manuelina. Sempre sulla stessa sponda del Rio, a meno di mille metri, scorgiamo un'altro importante monumento: quello alle Scoperte. Si tratta di enorme parte di nave in pietra del 1960, alta di 52 metri, su cui viene rappresentato Enrique il Navigatore che porta nelle mani una piccola Caravella, alla testa di una sciera di  personaggi legati alle scoperte marinare. Eccezionale è il panorama che si gode dalla sommità di questa struttura, raggiungibile sempre in ascensore, soprattutto per ciò che concerne la parte moderna della capitale, con in primo piano la grandissima piazza che termina con il Monastero dei Jerònimos ed il Tago nel tratto in cui sfocia nell' Oceano Atlantico. Ottima anche la veduta sul grandioso Ponte 25 Aprile, lungo 2,2 km, gemello del Golden Gate di San Francisco. E' proprio nel momento che attraversiamo questa meraviglia dell'architettura, mentre sfiorioamo quei cavi d'acciaio, quelle torri altissime, penso a quel sogno millenario del collegamento stabile sullo Stretto di Messina che l'attuale Governo italiano, con un vero e proprio atto di terrorismo politico, ha cancellato in pochi minuti, con la stupida e falsa scusa dell'impatto ambientale e del rapporto beneficio costo. Che bastardata. Ci si è mai chiesti se inquina di più un Ponte, oppure 140mila corse di traghetti all'anno?. Si è mai riflettutto sul fatto che i tre km di ponte farebbero risparmiare più tempo di quello che un auto guadagnerebbe ad andare da Salerno a Villa San Giovanni una volta ammodernata l'A3? Si è mai pensato che l'alta velocità ferroviaria sarebbe inutile nel momento in cui un treno impiegherà tre ore per andare da Roma a Villa - 650 km - e poi ci metterà due ore per fare tre chilometri di stretto e servire sei milioni di siciliani?

 

Da Lisbona a Siviglia - Spagna - : 460 km

Con l'attraversamento del grande Ponte sul Tago, lasciamo il centro della capitale portoghese e ci colleghiamo all'A2 in direzione Faro. La regione del sud del Paese lusitano, l'Algarve, si prersenta arida, ma con dei bei tratti costa. Contuando la marcia, raggiungiamo il confine spagnolo, rappresentato dal Rio Guadiana, anchesso attraversato da un avveniristico ponte, e notiamo che il territorio che circonda l'autostrada, cambia nuovamente: campi coltivati d'appertutto. Seguiamo le indicazioni per Huelva e poi per Sevilla, nella quale giungiamo dopo sole 4 ore da Lisbona. Siamo finalmente nel capoluogo della mitica Andalucìa: la Firenze della Spagna, patria del Flamenco, della Paella, della Sangria. Un vecchio detto popolare del luogo recita: Quien non vio Sevilla, no vio maravilla - Chi non vede Siviglia, non vede meraviglia - : dopo un giro di poche ore nel centro, lo condiviamo totalmente. Rimaniamo in città solo tre giorni, ma riusciamo ugualmente a visitare i monumenti principali. Anche se, Siviglia, per essere pienamente apprezzata, andrebbe vissuta: con il mordi e fuggi ci si perdono aspetti molto importanti, i quali sono riscontrabili nei sivigliani più che in Siviglia. La città vera la si scopre rimanendo con i suoi abitanti nei parchi, nelle avenidas, lungo il Guadalquivìr, nei ristorantini tipici, nelle Tapas delle viuzze del quartiere di Santa Cruz, nei mille Stand della Feria de Abril. Non a caso giungiamo a Siviglia proprio nella settimana della Feria. Non potevamo perdere questo appuntamento che attira milioni di visitatori da ogni parte di Spagna. Essa si svolge solitamente in una settimana di Aprile (variabile da anno in anno), in una grande area posta ad un paio di chilometri dal cuore della Città, raggiungibile con una piacevole passeggiata, oppure con i bus che collegano senza sosta, notte e giorno, l'area fieristica con la stazione delle autolinee. Balli, canti, sfilate in costume tipico, tonnellate di paella ed ettolitri di sangria, vengono consumati in sei giorni e sei notti di festa sentita e travolgente, anche per i non sivigliani. Bastava entrare in una delle qualsiasi tende... e subito si viene trascinati, fisicamente parlando, nella pista di flamenco per condividere insieme alle belle ragazze col fiore tra i capelli, ed il colorato "traje de flamenca", il loro caliente modo di ballare.

Dal punto di vista storico, la capitale andalusa vanta origini antichissime. Infatti, secondo la leggenda, fu addirittura Ercole a fondare la città. Di certo è che assunse un importante ruolo sotto i cartaginesi, ai quali, nel 45 a.c. subentrarono i romani. Questi ultimi vi rimasero fino all'invasione visigota, nell'anno 428. Nel 712 venne occupata dagli arabi, che furono definitivamente cacciati nel 1248 da Ferdinando III. Nel 1981, Siviglia viene elevata a capoluogo dell'Andalucìa, mentre nel 1988 entrò a far parte, con La Catedral e l'Alcàzares, del Patrimonio dell'Umanità dell'UNESCO.

Ciascuno di questi popoli, che nel corso della storia si sono stanziati in questa città, hanno lasciato le loro testimonianze archeologiche e la loro eredità culturale.  Le diverse culture, si sono scontrate e successivamente fuse tra di loro, dando vità ad entità eterogenee, sia dal punto di vista antropologico che architettonico. E' il caso della Catedral, la quale non è altro che una moschea trasformata in tempio cattolico. Questa costruzione gotica, a cinque navate, con  i suoi 126 metri di lunghezza, 83 di larghezza e 30 d'altezza, rappresenta la terza basilica più imponente della cristianità dopo San Pietro a Roma e Saint Paul a Londra. La sua bellezza, interna ed esterna, non è descrivibile a parole: bisogna trascorrere delle ore per contemplare le sue 54 cappelle e gli 80 altari, nonchè le meravigliose decorazioni delle numerose porte d'ingresso. Eccezionale è l'impatto con la "pala" in legno d'orato dell'altare maggiore, mentre all'esterno, svetta in tutta la sua imponenza la Giralda, la torre costruita come minareto dagli arabi (tra il 1184 e il 1194) e successivamente convertita in campanile con la sola modifica della parte terminale (dalle campane in su). E' possibile salirvi per godere di un panorama unico della capitale del flamenco, ma non vi è l'ascensore: bisogna per forza affrontare trentacinque interminabili rampe di scale.

 

Da Siviglia a Tarìfa (Spagna)

Lasciamo Siviglia seguendo l'ampio corso del Guadalquivìr, fin quasi alla sua foce, nei pressi di Cadice. Da qui puntiamo verso Sud costeggiamo la costa Atlantica. Le colline che sovrastano la strada sono interamente ricoperte da interminabili "foreste" di pale eoliche, utlizzate intensamente per la produzione di energia elettrica. Ma qui il vento non è solo sfruttato per produrre energia da fonti non iquinanti. Questa regione, ventilata costantemente tutto l'anno, è conosciuta da tutti anche per essere la patria del Surf e del Kitesurf.

Finalmente raggiungiamo Tarìfa, sullo Stretto di Gibilterra. Questa cittadina spagnola dalle case bianche, rappresenta il punto più meridionale dell'Europa continentale. La costa africana è proprio dinanzi a noi, la vediamo nitidamente, sembra quasi di poterla toccare. Un comodo servizio di navi veloci, collega continuamente il porto di Tarifa con la città marocchina di Tàngeri in soli 35 minuti. E noi non riusciamo a dire no al desiderio di passare sulle mitotologiche Colonne d'Ercole.

 

Da Tarìfa  a Tanger (Marocco)

E' veramente emozionante essere su un traghetto e trovarsi nel punto in cui si congiungono quattro mondi: il Mediterraneo, l'Altantico, l'Europa e l'Africa. Avevo a lungo sognato questo giorno, ed ora che è arrivato, che mi trovo qui, non riesco a trattenere la gioia e l'eccitazione che provo. Nonostante il mare agitato, gli spruzzi d'acqua dovuti all'alta velocità con cui il grosso aliscafo solca lo stretto, passo tutto il tempo dell'intero tragitto sul ponte ad osservare, fotografare e filmare ogni secondo, ogni metro, di questa mitica traversata.

Man mano che procediamo, la costa spagnola si fa sempre più piccola e lontana, quella marocchina più vicina e dettagliata. La nave comincia a ridurre la velocità, si intravedono i palazzi di Tangeri, poi il porto, infine lo sbarco. Siamo in Africa.

Il primo impatto con il Marocco non è certo dei migliori: quasi ovunque mi viene proibito di fotografare e filmare, il che mi infastidisce un po'. Appena entrati nella Medina, il centro storico, siamo letteralmente assaliti da venditori di tappeti, ed altri oggetti, che ci propongono con insistenza i loro prodotti. E poi ragazzini, ma non solo, che ci chiedono, sempre insistentemente, di farci da guida nella loro città. Ma forse, il bello di questi posti è proprio questo: essere turisti e non passare inosservati, stare al centro dell'attenzione della gente del luogo. Si, è così: almeno per un giorno ci siamo sentiti dei Vip che cercano di districarsi da fans, fotografi e giornalisti. Comunque, nonostante questi piccoli inconvenienti, Tangeri è un luogo da non perdere. I corpi e i visi delle donne celati da abiti lunghi e da veli che lasciano spazio a quell'immaginazione maschile non più riscontrabile in occidente, gli uomini con la barba lunga,  le moschee dove è vietato  entrare, con i minareti che richiamano, con una voce cantata e amplificata dagli altoparlanti, i fedeli alla preghiera, i bazar affollatissimi di gente che parla una lingua incomprensibile, ci trasmettono quel fascino del proibito e del misterioso che è tipico delle città arabe. 

  

Da Tarìfa ad Almerìa (Spagna)

Dopo la parentesi africana e un pernotto a Tarìfa per riprendere le forze, riprendiamo il nostro viaggio. Seguendo la Costa del Sol, abbiamo come come meta Almerìa, nota per il suo clima sub-tropicale, le bellissime spiagge irradiate dal Sole tutto l'anno e le famose coltivazioni del pomodoro locale. Dallo Stretto di Gibilterra, ci portiamo sull'A7 in direzione Màlaga, passando accanto a noti centri balneari come Marbella e Torremolinos. Continuando a costeggiare il Medittarraneo, ci imbattiamo in un tratto di circa 80 chilometri, da Balcon d'Europa a Adra, di Nazionale (N340) a una sola corsia per senso di marcia, che ci rallenta leggermente l'ottima andatura tenuta finora.

Man mano che ci avviciniamo alla cittadina spagnola del pomodoro, il territorio circostante cambia radicalmente: non più le enormi distese di terreni verdi, ma interminabili lande desertiche. Le uniche opere umane che intravediamo, sono costituite dall'Autostrada che stiamo percorrendo e da un'infinità di tende bianche che ricoprono il giallo arido del deserto: sono delle serre. E' qui che si coltiva il buonissimo Pomodoro di Almerìa.

Questa cittadina è una vera e propria oasi: dappertutto vi sono viali e piazze alberati con palme, enormi fontane monumentali con l'acqua che zampilla a volontà, un verdissimo lungomare ed un centro storico con dei bellissimi palazzi.

Prima di ritirarci in hotel, non possiamo rinunciare ad una cenetta per assaporare la cucina del luogo, in cui la fa da padrona, guardacaso, il mitico pomodoro.

 

Da Almerìa a Granada (Spagna)

Abbandoniamo Almerìa sotto un cielo sereno ed una temperatura mite e ci inseriamo nell'A92 per Granada. Dopo aver percorso una ventina di chilometri, usciamo allo svincolo di Tabernas. Questa è una tappa obbligata che non si può assolutamente saltare. Infatti, nelle aride lande di questo deserto (l'unico riconosciuto come tale in Europa), sono stati ambientati famosissimi film western, tra cui gli indimenticabili capolavori del grande Sergio Leone. I set cinematografici sono anche visitabili, naturalmente dietro pagamento di un biglietto d'ingresso. Con 19 euro a testa, accediamo all'area denominata "Mini Hollywood". Si tratta di un grande parco che inizia con il giardino delle piante desertiche (cactus, ecc.); continua con la cittadina western (con tanto di Saloon, Ufficio dello Sceriffo, Banca, Barbiere, ecc.), dove ci viene offerto uno spettacolo dal vivo (di una ventina di minuti), con vere e proprie scene da film; si conclude con la visita al parco zoologico: un'area immensa in cui si possono osservare tantissime specie di animali (coccodrilli, orsi, tigri, uccelli di ogni tipo, ecc.).

Comunque, è un posto meraviglioso, credetemi, in cui vale la pena spenderci un'intera giornata del proprio viaggio.

Lasciandoci alle spalle i Pistoleros e gli Sceriffi di Tabernas, riprendiamo nuovamente l'autostrada A92 per Granada.

Man mano che percorriamo i chilometri, alle steppe desertiche si sostituisce una vegetazione montana. Siamo ai piedi della Sierra Nevada, la grande catena montuosa del Sud della Spagna, le cui vette innevate, che culminano con i 3.478 metri del Mulhacèn, rendono il panorama straordinariamente suggestivo.

Dopo aver oltrepassato il valico autostradale di Puerto de la Mora (1.390 metri sul livello del mare), inizia la discesa verso Granada. Vi entriamo dalla porta di Nord-Est, raggiungendo rapidamente il caoticissimo centro urbano e, da qui, ci portiamo sulla collinetta che sovrasta la città e che ospita l'Alhambra.

Granada è la città spagnola che più di tutte conserva meglio le caratteristiche arabe, in quanto, qui, la dominazione della "mezzaluna" perdurò più a lungo che altrove. Granada, infatti, fu l'utima roccaforte musulmana della Penisola Iberica a cadere sotto il dominio dei Re Cattolici. Era l'anno 1492, lo stesso in cui Colombo scopriva le Americhe.

Naturalmente, anche da queste parti, come nel resto del Paese, con l'arrivo dei cristiani furono cancellati o rincovertiti molti monumenti musulmani (moschee trasformate in chiese, residenze di califfi in palazzi reali, ecc.), ma, nonostante tutto ciò, sono ugualmente rimaste molte tracce dell'arte moresca.

Fra tutte, il maggiore esempio è l'Alhambra. Questa "Fortezza Rossa", chiamata così per i colori delle sue mura al tramonto, edificata da Yusuf I e suo figlio Mohamed V fra il 1333 e il 1391 come residenza dei governanti musulmani, rappresenta un vero è proprio capolavoro dell'arte araba in Europa. Eccezionali sono gli interni del "Serraglio", dove le decorazioni in gesso raggiungono una meticolosità, una fantasia ed una perfezione veramente impressionanti. Anche gli attigui giardini del Generalife, ci stupiscono per i giochi d'acqua delle sue fontane e la cura "artistica" che viene riservata alle sue mille piante di ogni specie, tanto da farne dei veri e propri "monumenti vegetali". Interessante è anche il Palazzo di Carlo V, aggiunto all'Alhambra dopo la conquista cristiana, con una facciata neoclassica che contrasta orribilmente con il resto del Complesso, ma che si rifà con uno stupendo cortile circolare colonnato al suo interno.

Amplissimo e spattacolare, infine, è il panorama sulla città che scorgiamo dalle torri della Fortezza Rossa.

Un consiglio: dopo aver sistemato l'auto negli ampi parcheggi situati a monte dell'Alhambra, vi consiglio si servirvi di una guida per assaporare tutti i punti della Struttura e di acquistare, all'ingresso, il biglietto "integrale", in quanto, quello "ridotto", non vi permette di entrare nella parte più interessante della Costruzione araba: il "Serraglio".

Ma Granada non è solo l'Alhambra, anche se è la cosa più visitata dai turisti. La città offre tante altre attrattive artistiche. E non solo. Infatti essa è famosa in tutta l'Andalucìa per l'intensa vita notturna, dovuta, soprattutto, all'enorme popolazione universiteria residente: 60mila studenti su 260mila abitanti complessivi.

 

Da Granada a Cordoba (Spagna)

Per raggiungere Cordoba, preferiamo percorrere la Superstrada N323 (seguendo l'indicazione Madrid), per poi inserirci nell' NIV. Tale alternativa ci permette di poter viaggiare su comode e veloci strade a due corsie per senso di marcia, a differenza della N432 che è più breve, ma a una sola corsia e, per di più,  passa all'interno di molti "pueblos" (paesetti).

Poco più di due ore di guida da Granada ed siamo nel centro di Cordoba, l'antica Capitale dell'omonimo califfato.  Questa città, come del resto tutta l'Andalucìa, conserva numerose tracce del suo splendido passato, ma i giorno a disposizione stanno per terminare. Quindi, tralasciando tanti altri monumenti di questa città, puntiamo direttamente sul suo gioiello: la Mezquita. La costruzione di questa Moschea-Cattedrale, situata nel centro storico a pochi passi dalle rive del Guadalquivìr, iniziarono nel 785 d.c. e terminarono 8 anno più tardi. Successivamente subì una serie di ampliamenti. Nel 985 venne aggiunto il Mihrab , che custodiva il Corano.

Con l'arrivo dei Cristiani, la Moschea venne trasformata in Cattedrale (1523), con coseguente cancellazione di molti capolavori arabi realizzati al suo interno. Attualmente essa si presenta come una selva infinita di colonne di marmo che sostengono doppi archi policromi, nella quale vi si trova un intreccio di Islam e Cattolicesimo che non ha eguali. Vagando nell'immenso labirinto costituito da 865 colonne di marmo, incontriamo sia archi a ferro di cavallo con decorazioni coraniche, che cappelle cattoliche con statue di santi: entrambi finemente lavorati e di altissimo contenuto artistico.  E in una di queste cappelle, con grande stupore, incontriamo la statua di una grande personaggio calabrese: San Francesco da Paola.

 

Da Cordoba a Barcelona (Spagna)

Lasciamo le meraviglie della Mezquita verso il tramonto, con il cielo un po' piovigginante. Ma, poco dopo aver imboccato l'Autopista NIV (seguendo la direzione Madrid), si scatena un vero e proprio nubifragio, che ci costringe ad una sosta forzata in un'area di servizio.  Approfittiamo dell'imprevisto per prendere un buon caffè e rifornire il serbatoio di benzina. Passata la tempesta e sopraggiunta la quiete, riprendiamo la marcia. All'altezza della cittadina di Manzanares, più o meno a metà strada tra Cordoba e Madrid, abbandoniamo la Superstrada NIV e ci inseriamo nella N310. Questa arteria, a singola corsia per senso di marcia, ma rettilinea e pianeggiante, ci conduce velocemente all'A31, la quale, dopo un piccolo tratto, confluisce nella velocissima autostrada A3 per València. Ma ormai è notte, siamo stanchi. Un economico ma ottimo Motel, in un'area di servizio, ci permette un bel sonno ristoratore.

La mattina successiva, dopo aver consumato un'ottima colazione, affrontiamo le tangenziali valentiane e, successivamente, ci colleghiamo alla famosa Autopista A7 "del Mediterraneo" che, in soli 370 chilometri ci porta a Barcelona. L'ingresso in Catalogna, rappresentato dalla segnaletica in doppia lingua (castigliano e catalano), ci riporta in una Spagna diversa, poco "spagnola". I colori dell'Andalucìa, i caballeros con le classiche carrozze, le donne che girano per le vie del centro con il vestito da flamenco ed il fiore tra i capelli, sono solo un lontano un ricordo.

Accediamo a Barcelona da Sud, passando accanto ad aride colline che digradano ripide nel mare. Una di queste è adibita a Cimitero. Subito dopo lo squallore del porto commerciale, intravediamo il famoso monumento a Cristoforo Colombo e le guglie della Sagrada Familia: è il cuore della capitale catalana. A poca distanza da questi simboli, ci attende la grande nave su cui imbarcarci. Essa è lì, ancorata al suo molo, imponente e silensiosa come un grosso cetaceo, pronta ad accoglierci nel proprio ventre.

 

Da Barcelona a Civitavecchia (Italia)

Espletate le formalità d'ingresso (biglietti, imbarco dell'auto e consegna della cabina), ci portiamo sul ponte più alto dello scafo. Da lassù si intravede gran parte della città di Gaudì. Osserviamo con curiosa attenzione tutte le manovre che permettono all'enorme imbarcazione di staccarsi dalle banchine e posizionare la prua nella giusta direzione. Operazione non facile, viste le dimensioni del natante e lo spazio dell'area di manovra reso ristretto dalle presenza di altri traghetti. A questo punto, il Pilota del Porto cede il timone al Capitano. Quest'ultimo, dopo aver emesso i tre classici squilli di tromba in segno di saluto, prende il largo.

Ma mano che ci allontaniamo dal porto, osserviamo le Guglie della Sagrada che si fanno sempre più piccole, più microscopiche, fino a non vederle più. Siamo ormai in alto mare e la nave ha raggiunto la sua velocità di crociera. E' giunto il momento di abbandonare il ponte e recarci sottocoperta.

L'interno della nave è veramente enorme e offre tante possibilità per trascorrere senza annoiarsi le 21 ore di navigazione che sono necessarie per raggiungere Civitavecchia: ristoranti, bars, sala giochi, area shopping, piscina (solo d'estate), discoteca, ecc.

Fortunatamente, le condizione meteomarine sono ottime, il che rende l'intera traversata particolarmente rilassante.

Verso le due di notte, dopo aver cenato e trascorso alcune ore sui tavolini del discopub (animato da un bravissimo DJ), ci rechiamo in cabina per buttarci fra le braccia di Morfeo.

All'alba ci accorgiamo che la nave ha fatto un tragitto diverso da quello che avevamo preventivato. Il personale di bordo ci spiega che è da tempo che si doppia Capo Corso (estrema punta settentrionale della Corsica), in alternativa al precedente passaggio tra le Bocche di Bonifacio (tra Sardegna e Corsica) per i problemi di mal di mare creati ai passeggeri a causa delle forti correnti che insistono perennemente in quel tratto.

Ma la diversa traiettoria non modifica affatto i tempi di attraversamento. Infatti, dopo il  passaggio tra le bellissime isole dell'Arcipelago Toscano, giungiamo nel porto di Civitavecchia nell'ora prevista, senza alcun ritardo. Gli altoparlanti annunciano di lasciare le cabine e recarci, per chi ha l'auto, nei parcheggi per prendere i propri mezzi. 

 

Da Civitavecchia a Lamezia Terme.

Appena toccata terra, lasciamo rapidamente l'area portuale, seguendo le indicazioni per  l'autostrada Civitavecchia - Roma. Quindi entriamo nel Grande Raccordo Anulare della Capitale. Per fortuna, attraversiamo l'area romana senza incontrare traffico e  ci inseriamo rapidamente nell'A1, direzione Napoli. Quest'ultima autostrada è leggermente intasata, ma le sue tre ampie corsie (più una di emergenza), e l'assenza totale di interruzioni, ci permettono di mantenere una velocità costante ed elevata. I problemi arrivano da Salerno in giù. L'A3, che ci porta fino in Calabria, oltre ad essere stretta e tortuosa, è anche interessata a lavori di ammodernamento che riguardano l'intero tracciato, riducendo per ampi tratti la carreggiata ad una sola corsia per senso di marcia. Tutto ciò rende la guida molto stressante, anche se ci consola il fatto di circolare su una strada praticamente deserta.

Giungiamo allo svincolo di Lamezia intorno a mezzanotte e trenta. Dopo dieci minuti siamo sotto casa. Spegniamo i motori. Il contachilometri  parziale dell’auto, azzerato alla nostra partenza, segna 6.411 chilometri.  Un altro viaggio si è concluso, ma già il nostro pensiero và al prossimo. Chissà dove! Chissà quando!

Francesco Cataudo