Lamezia - Timisoara (Romania)

Partiamo intorno alle 9.00 del mattino. La città è irradiata da uno splendido sole, quasi primaverile, che ci rincuora e ci rassicura, visto che ci dirigiamo nei luoghi più freddi d'Europa. Ben presto, al traffico caotico cittadino, si sostituisce l'azzurro del Tirreno, che sfioriamo nei pressi di Capo Suvero. Poi l'imbocco dell'Autostrada, volgendo lo sguardo al mare, che rivedremo solo fra 8 giorni, nello stesso punto, visto che Falerna è l'unica località di tutto l'itinerario in cui lambiremo la costa.
Rapidamente, anche se con qualche difficoltà dovuta ai lavori di ammodernamento, percorriamo la Salerno - Reggio Calabria. A Caserta entriamo nell'A1, l'autostrada che unisce Napoli a Milano. La percorriamo con grande facilità fino a Bologna, da qui prendiamo per Padova e, successivamente, per Venezia. Fortunatamente attraversiamo la Tangenziale di Mestre, incubo per gli automobilisti italiani, in un'ora di scarso traffico. Si prosegue verso Trieste. Ma è ormai sera, siamo stanchi. Decidiamo di fermarci e pernottare a Palmanova, in provincia di Udine. Questa cittadina friulana è famosa per la sua forma particolare: un perfetto poligono che raffigura una stella a nove punte. La mattina successiva, al risveglio, i primi contatti con il gelo. Il termometro dell'auto segna meno 2. Ci copriamo per bene e, dopo una breve visita all'ex-fortezza veneziana, raggiungiamo il Sacrario Militare di Redipuglia. L'immensa lapide, costituita da una scalinata a gradoni che sale per tutta una collina, ci lascia senza parole. Oltre centomila nomi di soldati caduti nella prima guerra mondiale sono incisi in questo grande monumento che ricorda i sacrifici di quegli uomini che diedero la loro vita per unificare l'Italia.
Con la testa bassa, e senza dire una parola, entriamo in auto e proseguiamo il nostro cammino.
Il valico triestino di Fernetti costituisce il punto di attraversamento di quello che un tempo era il confine tra occidente ed oriente. Siamo nell'Europa dell'Est, in Slovenia. Dopo un controllo dei passaporti e dei documenti dell'auto, imbocchiamo l'autostrada in direzione Lubiana. La oltrepassiamo dopo un'ora e mezza. Ci manteniamo sempre sull'itinerario internazionale E-70, in direzione Zagabria. Un'altra frontiera, la sloveno-croata, altri controlli. Tutto è OK, si passa! Attraversiamo i luoghi, dove dieci anni fa si commisero la più grandi atrocità della guerra di Jugoslavia. La città di Vukovar, caduta dopo tre mesi di eroica resistenza a cui seguirono terribili massacri, fu il simbolo di quell'assurdo conflitto.
Belgrado è ormai vicina, l'autostrada solca quelle immense distese pianeggianti i cui confini si perdono nell'orizzonte.
Subito dopo il tramonto, ci ritroviamo al confine croato-serbo. Qui i controlli sono più severi, l'assicurazione italiana non è riconosciuta e, in mancanza di quella internazionale, siamo costretti a stipularne una sul luogo. Settantacinque euro per una copertura di un mese. E' il premio minimo da pagare, l'alternativa è tornare indietro.
Dopo circa un'ora ci ritroviamo nel traffico terrificante di Belgrado, una vera è propria bolgia infernale che ci fa perdere molto tempo. Impossibile imboccare la statale in direzione Pancevo, la via più breve per la frontiera rumena. Si torna qualche chilometro indietro e si prosegue per Novi Sad. La strada è leggermente più lunga, ma è l'unico modo per poterci districare da un mega-ingorgo.
La Luna piena illumina il nostro percorso nelle immense praterie della Serbia settentrionale, a temperature polari e senza incontrare anima viva. Dopo centocinquanta chilometri raggiungiamo Zrenjanin, ultimo avamposto urbano prima del confine. Troviamo un albergo in centro e trascorriamo la notte. Dopo un sonno ristoratore e un'abbondante colazione, visitiamo la cittadina serba. E' tutto gelato, anche il grande canale che attraversa la città. Durante la notte la temperatura è scesa a oltre dieci sottozero.
Nuovamente in auto, si punta verso la dogana rumena. Attraversiamo il confine dopo un attento controllo dei documenti e dell'interno dell'auto. La polizia ci alza la sbarra e ci fa segno di proseguire. Siamo in Romania.
La municipalità di Jimbolia ci dà il benvenuto nel Paese Latino. Qui sembra di ritrovarci in un'altra Italia. Le indicazioni stradali e le insegne sono nuovamente in caratteri a noi familiari. Tutto è più semplice. Una lunga statale alberata ci porta alla nostra meta finale: Timisoara.
Finalmente ci siamo. Dopo 2200 chilometri, attraverso le strade di cinque stati, abbiamo raggiunto il nostro traguardo. Ora non ci resta che trovare un hotel.
Con i suoi 400 mila abitanti, Timisoara rappresenta la seconda città della Romania. Osservando alcuni edifici del centro, appaiono subito evidenti i segni dell'appartenenza all'impero austro-ungarico (circa due secoli). Ma nonostante le secolari dominazioni slave, turche e austriache, l'antica Dacia è riuscita a conservare la sua latinità. Ciò è veramente incredibile e difficilmente spiegabile, soprattutto se si considera che la dominazione Romana risale a 2000 anni fa e durò solo un secolo e mezzo.
Appartenuta al Patto di Varsavia e retta da un governo filo-sovietico agli ordini di Nicolae Ceausescu, ottenne la libertà nel 1989, dopo una terribile rivoluzione sanguinaria che ebbe inizio proprio a Timisoara. Un bellissimo monumento marmoreo, proprio davanti il nostro albergo, ricorda i settantamila caduti di quella grande battaglia per la democrazia e la libertà.
Le lunghe passeggiate per le vie del centro storico, ci regalano momenti emozionanti. Bellissime piazze, tra cui spiccano per la maestosa bellezza, Piata Unirii e Piata Victoriei, quest'ultima dominata dall'imponente Cattedrale Metropolitana in stile serbo-ortodosso; stupendi monumenti, tra cui uno a forma di lampione, per ricordare che questa città fu la prima in Europa ad avere un'illuminazione pubblica elettrica. Molte le chiese, soprattutto ortodosse, tra le quali risaltano nove templi cattolici. Gli immensi parchi ed i grandi viali, fanno da cornice a tutto il resto.
Uscendo, la sera, troviamo l'imbarazzo della scelta sui locali in cui trattenerci. Pub, ristoranti tipici, caffè, discoteche, night club, casinò, sono aperti tutti i giorni della settimana ed a qualsiasi ora della notte. Ci stupisce che anche il Mc Donald's fa servizio 24 ore su 24.
Siamo talmente entusiasmati, che ci piacerebbe prolungare la vacanza. Ma non è possibile, le ferie sono finite ed il dovere ci chiama.
Dopo un accurato controllo alla mitica Lancia Y 1.100, si riparte per Lamezia.
Duemila chilometri, di cui 500 in una nebbia fittissima, 4 frontiere, dove veniamo controllati per otto volte, e rivediamo nuovamente il mare, nello stesso punto dove l'avevamo lasciato. Siamo a casa!
Ma già si pensa al prossimo viaggio, alla prossima avventura in auto, alla prossima storia da raccontare.