Marzo 2003, 12 giorni, 4.200 chilometri in totale. Naturalmente, un percorso interamente in auto (via Brennero, Innsbruck, München, Regensburg, Plzen), che ci regala momenti incantevoli nella tappa in Baviera, dove la fanno da padrona, vette innevate, laghi ghiacciati e castelli fiabeschi. Fra questi ultimi spicca, per la sua celebrità, quello di Neuschwanstein. Da questo luogo si punta verso la capitale ceca, attraversando la Romantic Strasse, Monaco e le sterminate foreste che si susseguono senza soluzione di continuità. Qui, l'autostrada rappresenta l'unica opera umana per centinaia di chilometri: una grande ferita indelebile che la natura ha dovuto subire in nome del progresso. La sconfinata distesa di abeti, si interrompe improvvisamente, lasciando il posto alla magia di Praga. Siamo nella “Parigi dell'Est”.
Otto giorni in una città di oltre un milione di abitanti che, a differenza delle capitali occidentali, è ancora a misura d'uomo. Il traffico dell'ovest è solo un brutto ricordo, per le vie del centro circolano solo poche auto private, il resto è rappresentato da tram e taxi. Non esistono neppure i bus, principale fonte di inquinamento per le nostre metropoli.
Piazza San Venceslao (Václav námestí), Piazza della Città Vecchia (Staromestké Námestí), Ponte Carlo (Karluv Most) , sono solo alcuni dei luoghi più affascinanti dell'ex capitale cecoslovacca. Riusciamo ad ambientarci rapidamente ed a vivere il Capoluogo boemo, non da soliti “spacconi” occidentali, ma da praghesi. Anche per questo decidiamo di prendere un appartamento e non di andare in hotel. Otto giorni di emozioni, di confronto con una cultura completamente diversa dalla nostra. Il giorno più brutto è quello del rientro, quando, a qualcuno di noi, scappa anche qualche lacrima. Raggiungiamo l'Italia percorrendo una strada diversa da quella di andata. Giungiamo a Tarvisio dopo essere passati da Brno, Vienna, Graz, Villach.