Da Lamezia a Cracovia (Polonia)

 

Prima di visitarli, immaginavo di trovare i Paesi dell’Est Europa in uno stato di totale sottosviluppo, dove inciviltà e malaffare la facevano da padrona. Del resto, ancor oggi, molti miei conoscenti, hanno un concetto un po’ “zingaresco” delle popolazioni che risiedono in quella parte di vecchio continente che è appartenuta allo scellerato “Patto di Varsavia”. Mi sono reso conto, invece, che gli incivili siamo noi occidentali. Incivili ed irrispettosi di qualsivoglia valore umano, legati solamente ad un “Dio denaro”, che sempre più adoriamo, ed alla pseudo-convinzione di essere una razza superiore a tutte le altre. Ed il recente viaggio, appena concluso, mi ha fatto conoscere una città dell’est, Cracovia, che ancora conserva antichi valori, raffinata, ricca d’arte, colta. Una “gran Signora”, insomma,  proprio  come Cecilia Gallerani, meglio conosciuta come “dama con l’ermellino”, dipinta da Leonardo da Vinci, il cui originale si trova appunto qui, nel Muzeum Czartoryskich, nel cuore dell’ex capitale polacca.

Questa volta l’automobile ci ha portati in Polonia, nella terra di Karol Woitila. Il viaggio è stato lungo, ma ne è valsa la pena. In previsione dell’approssimarsi del grande gelo che, normalmente, investe nel tardo autunno l’Europa Orientale, dotiamo la nostra auto di alcuni piccoli accorgimenti: quattro speciali pneumatici termici vengono montati sui cerchi delle 4 ruote al posto delle gomme estive, non adatte per percorsi innevati; liquido anticongelante, di quello che gela solo a – 40, nel radiatore e nella vaschetta del tergicristallo; additivo artico per non far ghiacciare la benzina (fortunatamente non usato); spray antighiaccio; verricello manuale con fune da 30 metri e nella malaugurata ipotesi che, nonostante tutto, fossimo rimasti bloccati nella neve, decine e decine di cibi in scatolame ed una stufettina a gas con un gran numero di bombolette di scorta, per sopravvivere per settimane nell’auto, anche con il motore fuoriuso.

Vi siamo arrivati dopo aver percorso 2.300 chilometri di strade ed autostrade, di cui gli ultimi 500 sotto una fitta nevicata, che ci ha visti passare accanto a Trieste, Lubiana (Slovenia), Maribor, Graz, Vienna (Austria), Bratislava (Repubblica di Slovacchia), Brno (Repubblica Ceca) e, da qui, verso la frontiera polacca di Czeski Tesiny. Unica tappa con pernotto a Bratislava: graziosa piccola capitale dell’est, che ci accoglie, al suo ingresso, con il futuristico ponte sul Danubio ed una splendida vista del suo maestoso Castello. La visita della parte storica, egregiamente conservata, ci fa capire l’importante ruolo che questa città ha avuto nell’Impero Austro-Ungarico. Il momento più difficoltoso è stato l’attraversamento dei Monti Carpazi, dove abbiamo incontrato una vera e propria tormenta di neve. Contrariamente a quanto consigliato dal navigatore stradale, valichiamo la catena montuosa che ci separa dalla Polonia nel punto di massima depressione, evitando passi montani più elevati che, vista la situazione meteo, avrebbero potuto trasformarsi in una vera e propria trappola. La scelta della strada adatta al caso, e gli eccezionali pneumatici termici di cui la vettura è dotata, hanno fatto sì che ci ritrovassimo a Cracovia senza la minima difficoltà.

Unica grande città della Polonia a non essere bombardata dagli anglo-americani durante l’ultima guerra, Cracovia si ritrova con un centro storico (Stare Miasto) praticamente intatto. Con lo sfarzo dei meravigliosi ed antichissimi palazzi, le 48 chiese cattoliche, le sinagoghe ed il quartiere ebraico, i numerosi musei, la cinta muraria con le sue torri, il Castello sul Wawel, il teatro, le monumentali Università, l’antica capitale polacca rappresenta un gioiello artistico unico.

Per dare un’idea del livello culturale raggiunto in questa città nel passato, basta solo ricordare che nell’Università Jagellonica, fondata nel 1364 e che oggi conserva la struttura del Collegium Maius, vi si laureò il grande Nicolò Copernico.

Il cuore della Stare Miasto è rappresentato dalla Piazza del Mercato (Rynek), la quale è dominata dalla maestosa chiesa gotica di Santa Maria, al cui interno vi è un bellissimo altare ligneo di tiglio scolpito da Veit Stoss alla fine del Quattrocento. La facciata della chiesa si presenta con due imponenti torri: una campanaria, l’altra una struttura civile che è servita da punto di avvistamento per i militari a difesa della città, dalla quale, ancor oggi, ogni giorno a mezzogiorno, un trombettiere suona l’inno mariano, il quale si interrompe bruscamente su una nota, l’ultima che ha emesso prima di venire colpito da una freccia lanciata dai barbari che erano penetrati all’interno della cinta muraria.  Giungendo a Cracovia, la prima imponente struttura su cui si sofferma il mio sguardo, è il grandioso Castello sulla collina di Wawel. Si tratta del primo nucleo urbano della città, da cui è possibile ammirare un meraviglioso panorama abbellito dal lento scorrere della Vistola. Nella Cattedrale all’interno del Castello sono stati incoronati i sovrani di Polonia, ed è stato proprio qui, sull’altare di questa chiesa, che Karol Wojtyla ha celebrato la sua prima Messa. E’ l’anno 1946.

Per non dilungarmi troppo, non oso descrivere altri splendori architettonici che si possono ammirare nell’ex capitale polacca. Lascio, quindi, spazio ai visitatori che trascorreranno le loro vacanze in questa città, di scoprire le innumerevoli meraviglie di Cracovia.

Prima di raccontare la visita effettuata nel vicino campo di concentramento di Auschwitz ed alla Madonna Nera di Czestochowa, voglio far presente che Cracovia non è solo arte, ma è anche un centro che offre numerosi svaghi ai giovani. La notte è tutta un pullulare di pub, ristorantini tipici,  caffè e club aperti fino all’alba. Soltanto nel centro storico se ne contano oltre quattrocento.

 

CAMPO DI CONCENTRAMENTO DI AUSCHWITZ

 Lasciamo Cracovia sotto una fitta nevicata e ci dirigiamo verso la cittadina di Oswiecim. E’ questa l’indicazione che bisogna seguire per raggiungere l’ex campo di concentramento nazista, in quanto il nome Auschwitz, dato dai tedeschi, non risulta in nessun cartellone stradale, se non proprio all’ingresso del campo.

“Ad Auschwitz c’era la neve…” canticchia la mia amica, riferendosi ai versi di una famosa canzone, ma, vi posso assicurare che Oswiecim è stato l’unico punto della Polonia, da noi visitato, in cui non abbiamo trovato neve. Ad accoglierci c’è, invece, il terribile Burian, l’impetuoso vento siberiano che ci spezza il respiro. Entriamo nel campo per cinque minuti, il tempo di scattare qualche foto, poi rientriamo di corsa nella struttura d’ingresso riscaldata, per riprenderci un po’ e poi riuscire, e così via. Solo così riusciamo a  visitare il campo, evitando il rischio di assideramento.

Soltanto in albergo, rivedendo le foto e le immagini girate, ci rendiamo conto di quello che abbiamo visitato.

Auschwitz è stato l’unico campo di concentramento che ha funzionato fino alla fine della guerra, gli altri furono smantellati e occultati almeno un anno prima, in modo che all’arrivo dei russi non rimanessero tracce dello sterminio. E’ proprio per questo tempo in più, che i nazisti hanno avuto a disposizione, che in questo campo sono stati perfezionati i metodi di sterminio più atroci. Al fumo dei motori diesel dei carri armati lasciati in moto all’interno di locali chiusi ed affollati di detenuti, è stato sostituito il terribile gas denominato “Cyclon B”, che ha dimezzato il tempo di agonia delle vittime. In questo campo, sono stati utilizzati i nuovi forni crematori della ditta Topf  & Figli di Erfurt, con i quali si è riusciti a toccare la cifra record di 22 mila cremazioni al giorno.

Dalle gigantografie delle foto aeree che ci sono nel campo, è possibile evincere che gli Alleati erano perfettamente consapevoli di questo sterminio. Potevano intervenire, ma non lo hanno fatto. Qualche milione in più di vittime avrebbe macchiato ancor di più il crimine nazista e, successivamente, innalzato maggiormente la gloria dei “liberatori”. Ma, a questo punto la domanda nasce spontanea: chi sono stati i veri carnefici nel secondo conflitto mondiale? Alla Storia l’ardua sentenza!

In ogni caso, sulle ciminiere dei forni, da cui è uscito il fumo acre di milioni di corpi umani bruciati, oggi volano le colombe della pace. Auschwitz, da luogo di morte del passato, ora rappresenta il monito a non dimenticare, affinché nel Mondo non avvengano mai più simili atrocità.

 

AL SANTUARIO DI JASNA GORA

27 novembre, è il giorno della partenza per l’Italia. La mattinata si presenta serena e soleggiata, anche se la temperatura è un po’ rigida: il termometro segna qualche grado sotto le zero.

Dopo aver perso un po’ di tempo nel parcheggio dell’hotel a liberare l’auto dalla neve e dal ghiaccio, il quale aveva bloccato totalmente l’apertura degli sportelli, ingraniamo la marcia e ci immergiamo nel traffico caotico di Cracovia in direzione Germania.

A differenza dell’itinerario di andata, per il ritorno scegliamo di percorrere una strada completamente diversa. Non più attraverso la frontiera di Trieste, poi Slovenia, Austria, Slovacchia, Repubblica Ceca, ma arriveremo in Italia dal valico del Brennero, dopo aver percorso le comode autostrade tedesche. Il panorama che si intravede dal parabrezza della macchina è sempre monotono: neve, neve e neve. Una piccola deviazione dall’arteria che ci sta portando a Dresda, ci permette visitare il luogo più sacro per i polacchi: il Santuario della Madonna Nera di Jasna Gora, a Czestochowa.

Raggiungiamo la cittadina dopo sole due ore dalla partenza e, da qui, seguiamo le indicazioni del luogo sacro, situato a cinque minuti dal centro.

Già ad un paio di chilometri di distanza intravediamo, tra i campi innevati, l’imponente sagoma del campanile che svetta sulla Collina Luminosa, Jasna Gora per i polacchi.

Lasciamo l’auto in un’area di sosta custodita e gratuita che si estende accanto al Tempio e ci incamminiamo per visitare il Santuario.

A differenza di Lourdes e Fatima, qui non v’è stata nessuna apparizione. La devozione è nata da un quadro della Vergine portato in questo luogo verso la fine del Trecento, chissà da dove e chissà da chi. Ma, la tradizione vuole che a dipingere l’Icona sia stato Luca in persona e portata qui dai monaci di San Paolo eremita. Infatti, ancor oggi, ad abitare il Convento, sono proprio i frati paolini.

Entriamo nella chiesa dalla navata centrale e ci portiamo in quella laterale. In fondo a quest’ultima  si intravede una cappella con tanta gente che prega in ginocchio: è proprio lì che è custodita la Sacra Immagine. Mi faccio strada tra i fedeli e dopo qualche decina di “Sorry” riesco a giungere innanzi all’Icona. La prima cosa che noto sono dei segni sul volto della Vergine, mi sembrano due croci unite, ma in realtà si tratta di tre graffi provocati da briganti che hanno il Tempio.

Nonostante gli sguardi indiscreti dei fedeli, riesco a scattare alcune fotografie: naturalmente senza utilizzare il Flash, sia per rispettare il divieto, che per non infastidire coloro che sono raccolti in silenziosa preghiera.

Sul lato sinistro (cioè alla destra della Madonna), ad un paio di metri dall’Immagine sacra, è esposta la fascia della tonaca che il Papa ha indossato il giorno del Suo attentato al Vaticano. Osservandola da vicino, noto chiaramente i fori dei proiettili sparati dall’attentatore.

Il 15 ed il 26 agosto di ogni anno, si festeggia la Regina della Polonia. Decine di migliaia di persone, da qualsiasi parte del Paese, si muovono a piedi, percorrendo centinaia di chilometri e dormendo all’aperto, per raggiungere la Montagna Luminosa.

Quanto usciamo nuovamente all’aperto è ormai buio. Con una Luna leggermente offuscata che illumina i bianchi prati della collina su cui è situato l’eremo mariano, riprendiamo la strada del ritorno. Man mano che ci avviciniamo alla frontiera tedesca, la neve, che ci ha accompagnati per sette giorni, cede il posto alla pioggia. Quest’ultima non ci dà tregua fino alle Alpi, per cedere poi il testimone alla fittissima nebbia della Val Padana. Rivediamo Lamezia la mattina del 29 novembre, dopo 9 giorni e 5.290 chilometri percorsi. Siamo stanchissimi, ma felici e soddisfatti: un altro tassello è stato aggiunto al nostro mosaico.