Da Lamezia a Corfù (Grecia)

 

Luglio 2003, questa volta partiamo con due auto: la mia collega e la sua famiglia, decidono di unirsi in questo viaggio. Ci avviamo da Lamezia sotto un caldo soffocante e, nel giro di poche ore, raggiungiamo le banchine del porto di Brindisi. Con precisione svizzera, la motonave cala il ponte e dà il via all’ingresso delle auto. E’ il momento più terribile e faticoso di tutto il viaggio. Siamo costretti ad infilare le macchine, in retromarcia, in uno strettissimo corridoio, lungo circa cento metri, situato tra la parete esterna della nave ed una fila di colonne portanti d’acciaio. Questo passaggio è talmente minuscolo che per transitarvi siamo costretti a chiudere entrambi gli specchietti retrovisori esterni e procedere quasi alla cieca. Il tutto accompagnato da una scarsissima luminosità, un terrificante rumore dovuto ai possenti motori del traghetto e un’aria resa caldissima ed irrespirabile per le numerose automobili e i Tir che scaricano veleno dai loro tubi di scappamento. Soltanto una grande abilità, un’enorme pazienza e il condizionatore delle nostre vetture azionato al massimo,  con ricircolo dell’aria, ci permette di uscire da questa terribile situazione.  Solo ora ci  spieghiamo come mai il personale della nave ha obbligato i passeggeri a scendere dalle macchine e far effettuare questa manovra ai soli conducenti! Raggiungiamo i “nostri” sul ponte con i visi sconvolti ed “incazzatissimi”  per il poco piacevole “benvenuto a bordo” riservatoci.  Dopo sette ore di navigazione, sbarchiamo sull’isola di Corfù. Il sole, alzatosi da pochi istanti, abbaglia i nostri occhi sul molo del porticciolo greco. Dopo una breve sosta per un caffè, ci mettiamo in auto e proseguiamo per il villaggio di Messonghi, dove soggiorneremo per una settimana.

Situata a brevissima distanza dalle coste continentali  greche ed albanesi, Kerkyra (così la chiamano gli ellenici) è la più settentrionale delle isole Ionie e, tra queste, la seconda per estensione dopo Cefalonia. Ha forma arcuata e si estende per 62 chilometri in lunghezza e con una larghezza che varia tra i 21 ed i 7 km. L’Isola è abitata da poco meno di 100mila persone, di cui 40mila nella sola Corfù città. Il suolo presenta dei tratti pianeggianti che vengono spesso interrotti da rilievi collinari e montuosi, i quali raggiungono la massima elevazione, 916 metri, con il monte Pantokratoras. A parte delle piccolissime zone semi-aride, l’isola si presenta con una rigogliosa vegetazione mediterranea che, in molti tratti, arriva fino al mare. La fanno da padrona estesissimi uliveti, abbelliti da altissimi cipressi che si elevano, a distanza regolare, nelle imponenti piantagioni. Giriamo Corfù per lungo e largo, per terra e per mare. Noleggiamo per due intere giornate, altrettanti motoscafi.  Con il primo, fittato ad Ipsos, scorazziamo per decine di chilometri lungo la costa orientale, giungendo a solo qualche centinaio di metri dalle spiagge albanesi, ma, per evitare comprensibili complicazioni diplomatiche, rinunciamo a sbarcarvi e invertiamo immediatamente il senso di marcia del nostro piccolo natante. Nel rientro al porticciolo, notiamo dei graziosi ristorantini che sorgono a strapiombo sulle scogliere corfiote: data la fame, decidiamo di fermarci in uno di essi. Non nascondo che sono riuscito ad attraccare con non poche difficoltà, sia perché è stata la prima volta che ho condotto una barca a motore, sia perché l’approdo roccioso non sarebbe stato facile neppure per un esperto. Ma, in tutta sincerità, modestia a parte, debbo dire che il mio “battesimo del mare” non è stato poi così male! Il secondo giorno, con un altro motoscafo, prendiamo il largo dal porticciolo turistico di Paleokastriza. Sono spettacolari i panorami che ci regala questa parte dell’Isola, soprattutto se prendiamo in considerazione dei tratti di costa, interrotti da sublimi calette, accessibili solo dal mare. Procedendo a tutta velocità verso il mare aperto, raggiungiamo dopo mezz’ora di navigazione una minuscola isola, larga al massimo un chilometro. La circumnavighiamo sperando di avvistare qualche essere umano ma, niente da fare: è un selvaggio scoglio sperduto nello Ionio, i cui unici abitanti sono i gabbiani. Poco prima del tramonto facciamo rientro al porto. Con l’automobile, visitiamo quasi tutti i luoghi importanti e più belli di Corfù. In un’Isola di poco più di 500 Km quadrati di superficie, percorriamo oltre mille chilometri di strade. Rimaniamo incantati dalla bellezza quasi irreale, che ci viene riservata dalla vista delle spiagge di Glifada, Hermones, Myrtiotissa. Quest’ultima raggiungibile con una stradina sterrata a pendenza vertiginosa. Ma, vi assicuro che la fatica viene premiata. Laggiù è un vero paradiso terrestre, con la sola eccezione che gli uomini e le donne che vi si trovano non hanno neppure la “foglie di fico” addosso. Nel prosieguo del tour, rimaniamo incuriositi dalla visita alla cittadina di Kavos, situata all’estremità meridionale. Quì ci sembra di essere in Inghilterra: pub inglesi, ristoranti inglesi, insegne solo in inglese, alberghi e villette in cui risiedono esclusivamente cittadini inglesi. Dopo alcune ore, ci accorgiamo, in seguito ad una “battuta” di un ristoratore, di essere gli unici non inglesi presenti quel giorno a Kavos. Particolarmente interessante la visita al grande lago costiero di Korission, quì gli amanti della fauna si possono sbizzarrire ad osservare le numerose specie di volatili che popolano quest’ambiente lacustre. A poco meno di venti chilometri dal nostro albergo, su una collina con una splendida vista sulla costa orientale dell’isola, è situato l’Achilleyon. Si tratta dell’imponente palazzo fatto costruire dagli Asburgo e famoso per aver dato ospitalità durante la sua malattia alla principessa Sissi. Attualmente la reggia, trasformata in un museo, è meta di un continuo pellegrinaggio di turisti, desiderosi di vedere le camere e gli arredi che utilizzò la sfortunata Principessa d’Austria. Trascorriamo il giorno antecedente la partenza per l’Italia nella città di Corfù. Importante centro commerciale e marittimo della Grecia antica, nel 710 a.C. fondò la colonia di Crotone e, nel 680 a.C. quella di Locri Epizefiri. Famosa in età romana e poi bizantina, Corfù raggiunse il suo massimo splendore sotto la dominazione veneziana. Ancor oggi, infatti, passeggiando per le vie di questa cittadina, è possibile ammirare gli edifici che ricordano la tradizione architettonica veneziana. Il più importante monumento di Corfù è, appunto, la Fortezza Veneziana: imponente opera militare che costituiva il primo nucleo urbano. Di fronte ad essa vi è un immenso spazio, la famosa Spianada, che rappresenta la più grande Piazza della Grecia odierna. La successiva dominazione inglese abbellì ulteriormente Corfù Town, soprattutto con la creazione di un bellissimo parco adiacente alla Piazza, la chiesa di San Giorgio, che imita un tempio dorico e il famosissimo Liston, una serie di edifici che terminano con eleganti arcate. Esso fu costruito dall’ingegnere francese Lesseps, padre del progettista del Canale di Suez, e ricorda tantissimo Rue Rivoli di Parigi. Ora, in questo complesso, sono ospitati i più eleganti caffè e ristoranti della città. Rimaniamo stupiti dalla enorme quantità di turisti, provenienti da ogni dove, che affollano la Spianada, il Liston e le vie del centro storico, a qualsiasi ora del giorno e della notte. Anche questa volta, a malincuore, abbandoniamo le moltitudini meraviglie che quest’isola del “greco mar” ci ha offerto, per imbarcarci sulla motonave e fare ritorno a casa. Purtroppo le vacanze sono terminate.