Destinazione Spagna

 

Giugno 2002, 4.200 chilometri. Nel mese di aprile si era concluso quel lungo viaggio che mi aveva fatto conoscere un Paese, così lontano geograficamente, ma con caratteristiche umane molto simili alle nostre, l’Argentina. Ma se da una parte, la cultura e la lingua di questa nazione sudamericana si avvicinavano tantissimo a quella italiana, soprattutto meridionale, il paesaggio era completamente diverso. Il rapido susseguirsi di antico, moderno, pianure, colline, mari e monti, tipico dell’Europa, mi faceva pensare con un po’ di nostalgia al Vecchio Continente. La modernità di Buenos Aires con le sue amplissime Avenidas, le sconfinate distese pianeggianti della Pampa, costringevano la mia mente alla comparazione con nostri piccoli e antichi borghi, incastonati nelle alture che sovrastano il mare. Non so se sia più bello l’uno o l’altro, lascio giudicare  coloro che leggeranno queste mie righe. E così, forse perché in preda ad una crisi nostalgica, decido di partire alla riscoperta della mia cara vecchia Europa. La destinazione è, guarda caso, un Paese latino: la Spagna. Si parte con una piccola Lancia Y, insieme a dei “compagni di ventura”.

Dopo un accurato controllo del mezzo ed un’occhiata a documenti e bagagli, si accendono i motori. Lasciamo Lamezia in un caldo tardo pomeriggio di inizio estate: il sole, quasi al tramonto, illumina gli ultimi bagnanti che stanno per abbandonare la spiaggia prima dell’oscurità. Dopo questa suggestiva e romantica immagine che ci regala la costa lametina, imbocchiamo l’autostrada allo svincolo di Falerna. Dopo qualche ora di marcia, decidiamo di fermarci per cenare e riposare. Un alberghetto economico, ma confortevole, nei pressi dell’uscita di Fiuggi, fa proprio al caso nostro. Intorno alle 9.30 del mattino seguente, si riparte. Con molta facilità percorriamo l’A1, poi ci spostiamo sulla Firenze – Livorno e, da qui in poi, ci manterremo sempre sulla costa, fino al traguardo finale. Un percorso perfettamente parallelo alla famosa “via” consolare che gli antichi romani utilizzavano per recarsi nella penisola iberica: l’Aurelia. Il nostro obiettivo è quello di raggiungere Barcellona nella serata, ma le notizie sul traffico che ascoltiamo via radio, ci fanno variare i programmi. Circa 20 chilometri di coda bloccano l’ingresso in Francia al valico di Ventimiglia. La Polizia Stradale sconsiglia vivamente di impegnare quel tratto. Ascoltiamo l’appello!

Svincoliamo all’uscita di Varazze e, prima di trovare un albergo per la notte, approfittiamo dello splendido pomeriggio caldo e soleggiato per visitare le bellissime località costiere situate nel ponente genovese, tra le quali Cogoleto e, appunto, Varazze. Sopraggiunta la notte, iniziamo la faticosissima ricerca di un hotel. Ne visitiamo oltre una ventina, ma niente da fare: tutto esaurito. Ci spingiamo anche in altre località costiere, ma la situazione non cambia. L’intero litorale ligure è stato preso d’assalto da centinaia di migliaia di vacanzieri del fine settimana, provenienti soprattutto dalle metropoli della pianura padana per sfuggire all’afa soffocante. L’unica cosa che ci rimane da fare è allontanarci dalla costa. Dopo avere esaminato la cartina della zona, imbocchiamo l’autostrada A7 Milano-Genova, in direzione Milano, ed usciamo dopo qualche decina di minuti a Masone. In questo tranquillo paesetto delle montagne liguri, a metà strada tra Genova e Alessandria, riusciamo a trovare con molta facilità un piccolo e confortevole albergo in cui distendere le nostre stanche membra. Prima di entrare in camera, decidiamo di cenare in un ristorantino della cittadina che ci è stato consigliato da alcuni giovani del luogo. Non so se sarà stata la fame che avevamo, oppure la cucina tipica del luogo, ma vi posso assicurare che abbiamo divorato come lupi tutto quello che ci veniva portato. Il ristorante era veramente tipico, talmente tanto che la lingua che vi si parlava, era uno strettissimo, e per noi incomprensibile, dialetto genovese dell’entroterra. Per la prima volta, è proprio il caso di dirlo, mi sono sentito “straniero in Patria”.

Il giorno successivo, la sveglia è di buon mattino: alle sette siamo già in auto, pronti per partire. Ci aspettano quasi mille chilometri per raggiungere la nostra meta, non possiamo permetterci altre soste. Poco più di un’ora dopo avere acceso il motore, oltrepassiamo la frontiera italo-francese.

 

La Cote d’Azur

 

 La città di Mentone, un tempo italiana, ci da il benvenuto nel Paese transalpino. L’Autostrada A10 “dei Fiori” è terminata, ora percorreremo la D8, seguendo l’indicazione Aix-en-Provence, e successivamente per Nimes. Siamo emozionati nel leggere i cartelloni stradali che ci segnalano le uscite per località famosissime della Costa Azzurra, tra cui Montecarlo, Nizza, Cannes. Poi ci aspetta la Camargue, questa immenso territorio paludoso e selvaggio. Quì vivono e si possono ammirare trecentosettanta specie di uccelli, cavalli allo stato brado e piccoli tori neri dalle corna a lira. Siamo nei pressi di Marsiglia, città famosa per l’altissima percentuale di nordafricani che vi abitano e per ospitare la “Legione Straniera”. Nonostante l’enorme distanza, oltre ottocento chilometri, la linea superveloce dei treni TGV, la collega a Parigi in sole tre ore. Chissà quando in Italia potremo percorrere una così enorme distanza in così poco tempo!

Accanto a Marsiglia, vi è Tolone, famosa perché custodisce l’arsenale navale della Marina Militare Francese. Nell’immediato entroterra della Camargue vi troviamo la romana Provenza, nelle cui città si possono ammirare imponenti resti dell’Impero Latino. Purtroppo non abbiamo il tempo per visitare questi posti, dobbiamo proseguire, la strada per Barcellona è ancora lunga. Fortunatamente, però, man mano che ci allontaniamo dalla Costa Azzurra, l’autostrada diviene sempre più rettilinea e meno trafficata, e poi non vi sono più quei fastidiosissimi caselli automatici, presenti ogni cinque minuti di marcia, nei quali bisognava fermarsi e gettare in dei veri e propri canestri le monete di Euro che visualizzava un display, posizionato in alto, che ti dava anche l’Ok per proseguire. Non sostiamo più in nessuna area di servizio, anche perché per un tratto di oltre duecento chilometri non se ne vede l’ombra, e nel primo pomeriggio iniziamo la scalata dei Pirenei. Alla frontiera troviamo un posto di blocco della Polizia Spagnola, ci fa segno di fermarci, ma appena scorgono a distanza la targa italiana, ci fanno proseguire. Eventualmente i controlli doganali vengono eseguiti soltanto sulle auto provenienti da Paesi che si trovano al di fuori dell’Unione Europea.

 

Al di là dei Pirenei

 

Siamo in Spagna. Altissime montagne dalle cime innevate, ci danno il benvenuto nel Paese della Paella e della Sangrìa. Oltrepassata la catena montuosa dei Pirenei, ci ritroviamo nelle pianure dolcemente ondulate dell’immediato entroterra spagnolo, nei pressi di Figueres e Girona. In questo punto, l’Autopista del Sol, si distacca di qualche decina di chilometri dalla costa. Proseguendo sempre sull’Autostrada n. 7 per Barcellona, svincoliamo all’uscita n. 9 per Lloret de Mar. Ma all’uscita dalla grande arteria nazionale, troviamo nella rete stradale locale una cartellonistica un po’ confusa. In un incrocio i segnali di indicazione sono completamente assenti, il che ci fa ritardare l’arrivo alla nostra destinazione. Per andare sul sicuro, ci dirigiamo verso il mare e dopo qualche minuto ci ritroviamo nella famosa località balneare di Tossa de Mar. E’ il cuore della Costa Brava. Da qui seguiamo una strada costiera, che sale e scende sulle alture che sovrastano la magnifica costa catalana e, dopo tredici chilometri, entriamo sul celebre lungomare di Lloret de Mar. Siamo a 60 chilometri da Barcellona, ma decidiamo di soggiornare qui, sia per le bellissime coste, sia per la moltitudine di scelta nelle strutture ricettive e, poi, perché il traffico caotico della capitale catalana ci potrebbe creare molti disagi nelle uscite in auto in previsione.

Dopo una brevissima ricerca, effettuata rapidamente sul posto, troviamo sistemazione in un comodissimo hotel che si affaccia sulla celebre Passeggiata della cittadina costiera catalana. Ci stupisce, immediatamente, l’enorme differenza con le tariffe alberghiere italiane. Nell’albergo in cui soggiorniamo riusciamo ad avere la mezza pensione, cioè colazione, cena a buffet e pernotto in doppia, nonché utilizzo gratuito della piscina, alla economicissima cifra di diciotto Euro a persona al giorno. Con un simile prezzo, in una località balneare del nostro Paese, ci saremmo pagati a stento un pranzo.

Con i suoi ventimila residenti, Lloret de Mar è un piccolo centro della Costa Brava. Ma solo d’inverno. Infatti, nella stagione estiva, subisce una vera e propria metamorfosi: viene presa letteralmente d’assalto da turisti di ogni nazionalità, che riempiono fino al tutto esaurito le sue centinaia di mastodontiche strutture alberghiere, raggiungendo, nel mese d’agosto, i 300mila abitanti.

Il bellissimo viale Mossén Cinto Verdaguer, rappresenta il punto d’incontro di migliaia di vacanzieri, soprattutto nelle ore serali, che bevono qualcosa di fresco seduti intorno alle migliaia di tavolini dei bar all’aperto, che affollano la stupenda Avinguda  adornata da due file di lussureggianti palme.

Le vie interne sono tutte un fiorire di negozietti e ristorantini affollatissimi. La notte, le medesime strade, danno vita alla “noche caliente” tipica di queste cittadine spagnole. Decine di discoteche e locali notturni, trattengono fino all’alba decine di migliaia di giovani.

Lloret de Mar è anche un ottimo punto di partenza per visitare la Costa Brava. Numerosi battelli, a costi accessibili, partono dalla spiaggia di questa cittadina per portare i turisti lungo la costa catalana. Anche noi approfittiamo di uno di questi natanti per raggiungere Tossa de Mar, che via terra dista 13 chilometri. Saliamo a bordo di un supermoderno aliscafo, denominato Nautilus, il quale ci permette di vedere i fondali marini oltre alle bellissime calette che si susseguono senza sosta fino a Tossa. Cala d’en Trons, Cala Canyelles, Cala Morisca, sono solo alcune delle spiaggette paradisiache che osserviamo dal battello prima di essere abbagliati dallo splendore dell’imponente duecentesca cinta muraria, interrotta da maestose torri circolari, di Tossa de Mar. Questa caratteristica località balneare è famosa per i numerosi rinvenimenti archeologici ed artistici che testimoniano la sua antica storia, oltre per le eccezionali bellezze naturali del luogo.

Le numerosissime agenzie di viaggio di Lloret, propongono una infinità di escursioni programmate per ogni dove, anche e soprattutto per la vicinissima Barcellona. Ma noi, decidiamo di visitarla con il consueto e più rilassante “fai da te”.

La prima cosa che notiamo, appena giunti nell’ex capitale franchista, è l’eccezionale volume di traffico automobilistico che circola per i suoi maestosi viali. Siamo costretti a spostarci in taxi e metrò. Un po’ di pazienza per districarci nelle affollatissime stazioni metropolitane e ci troviamo di fronte il sogno del grande architetto Antonì Gaudì, la Sagrada Familia.

Completato il progetto, il geniale architetto iniziò a dirigerne i lavori nel 1883. Il suo scopo era quello di creare una grande Cattedrale moderna che costituisse il simbolo di questa città nel mondo. Il progetto prevedeva cinque navate con transetto e abside, 18 guglie (torri) a simboleggiare i dodici Apostoli, i 4 Evangelisti, la Madonna e Gesù Cristo. Quest’ultima, per motivi comprensibili, doveva elevarsi qualche metro in più rispetto alle altre 17. Sulle torri sono incise delle scritte, sia in senso verticale che orizzontale, mentre i pinnacoli finali sono rivestiti da mosaici vetrosi a più colori, terminanti con delle spettacolari croci. La prima cosa che osservo, entrando nella Sagrada, è quella di trovarmi in un vero e proprio cantiere. Infatti, come ben si conosce, Antonì Gaudì non riuscì a vedere completata la sua opera. Secondo alcuni esperti, per portare a termine il progetto del grande artista catalano, ci vorranno almeno 50 anni. Approfittiamo dell’ascensore, che corre all’interno delle torri, per raggiungere la sommità di una di esse. L’elevatore si ferma a tre quarti dell’altezza, un altro piccolo pezzo lo facciamo a piedi… e ci sembra di essere fra le nuvole. La veduta è veramente spettacolare: tra le guglie si scorge un’immensa distesa urbana, i cui confini si perdono nell’orizzonte. Osserviamo lo spettacolo per alcuni minuti, a bocca aperta e con grande emozione.

Discesi dalla torre, ci dirigiamo nell’altro sogno, non del tutto realizzato, del Gaudì: il Parco Guell. L’idea di costruirlo fu di Eusebi Guell, ma ne diede incarico al geniale architetto di Barcellona. Bisognava creare una città giardino, con 60 case unifamiliari, ma ne furono realizzate soltanto due, in una delle quali visse Gaudì. Riusciamo a giungere al Parco dopo aver “scalato” un ripido viale a scalinate, che ci toglie il fiato, nonostante le molte scale mobili che ci risparmiano la fatica di qualche rampa. Grandiose colonne, sculture con giochi d’acqua, tra cui spicca un drago ricoperto da mosaici, divenuto il simbolo di questa struttura, rappresentano l’ingresso principale di questo monumentale Parco.

Decine di ettari di terreno in cui crescono piante di varie specie, ma con netta dominanza di quella mediterranea, caratterizzano questa imponente area verde che si adagia su una collinetta che domina la metropoli spagnola. Sono numerosi i punti caratteristici e le costruzioni che si possono ammirare all’interno del Parco. Tra queste spicca, per la sua grandiosità, una grande piazza ondulata, con meravigliosi balconi decorati da mosaici, sospesa da 64 maestose colonne. Consigliamo di visitare anche la casa, nel cuore del Parco, in cui visse Gaudì e che oggi è adibita ad un museo a Lui dedicato.

Distrutti e affaticati dai chilometri percorsi a piedi all’interno del Guell, non esitiamo neppure per un istante a prendere il taxi per raggiungere il centro. Ci facciamo lasciare nel cuore del Barrio Gotico, proprio all’inizio della più importante e conosciuta via della capitale catalana: la Ramblas. Si tratta del viale che, partendo da Plaza de Cataluna, arriva fino al lungomare, proprio di fronte al monumento dedicato a Cristoforo Colombo. Esso taglia letteralmente in due il centro storico della città, il cosiddetto Barrio Gotico. La lunga Avenida alberata è un continuo susseguirsi di chioschetti che vendono di tutto e che si alternano ad una gran moltitudine di artisti che improvvisano spettacoli. Infatti, la Ramblas è conosciuta come la via dove si svolge il più grande Teatro di Strada del Mondo. Antichissimi palazzi e negozietti di varia natura, fanno da cornice alla lunga passeggiata che facciamo su questo monumentale viale che non finisce mai di stupirci e che non ci fa sentire la stanchezza della giornata. Camminiamo tanto, talmente tanto che una scarpa della nostra amica viene messa fuori uso, in pratica si è consumata. Ma in un negozietto riusciamo a comprarne un paio nuove, più comode, a tacco basso, e ad un prezzo abbastanza modico. Approfittiamo del piccolo inconveniente per sostare davanti ad uno dei tanti chioschetti per mangiucchiare e bere qualcosa di fresco. Una pausa doverosa per riprendere le energie necessarie per addentrarci nelle viuzze del quartiere gotico e giungere di fronte alla maestosa facciata della Cattedrale di Barcellona. Di stile chiaramente gotico, lo stupendo tempio fu costruito a partire dal 1298, sui resti di una Cattedrale romanica, che a sua volta sorgeva su una costruzione paleocristiana del IV secolo d.c., e fu terminata nel 1459, anche se la facciata è stata rifatta nel 1800. Tra le tante meraviglie del suo interno, risalta la cripta di Santa Eulalia, dove si trova il sarcofago della Stessa.

A questo punto, una merenda ristoratrice è d’obbligo. Anche noi, ci uniamo alle migliaia di giovani di tutte le nazionalità che bivaccano sulla scalinata del magnifico Tempio e nella piazza antistante.

E’ sera, ci sarebbe tanto altro da visitare, ma la nostra stanchezza fisica non ci permette di effettuare altri spostamenti nell’ex capitale franchista. Ci dirigiamo a Plaza de Catalunya, da qui scendiamo nelle viscere della città per salire sul primo trenino della Metrò che ci porterà alla stazione delle autolinee. Le sei linee della metropolitana barcellonese, ci creano qualche difficoltà nello scegliere quella giusta, ma con l’aiuto di una mappa della rete sotterranea di trasporti che riusciamo ad avere all’ufficio del turismo, risolviamo ogni problema. Un po’ di confusione la troviamo, invece, sul pullman che ci dovrà riportare a Lloret. In pratica è avvenuto che i posti a noi assegnati nella prenotazione, sono occupati. Voi direte, fare una corsa di 60 minuti, rimanendo in piedi, non sarà mica la fine del Mondo?! Lo pensiamo anche noi e lo facciamo notare agli autisti. Ma niente da fare, per il personale delle autolinee… non se ne parla nemmeno: o si risolve il problema, o non si parte. Dopo quindici minuti, che si perdono in numerose telefonate con la gli uffici preposti, si avvicina un conducente e ci informa che la questione è risolta e ci invita a salire su un altro bus, con alcuni posti vuoti, spiegandoci che quest’ultimo avrebbe dovuto dirigersi in una località vicina a quella di nostra destinazione, ma apposta per noi farà una tappa in più, a Lloret de Mar. Guardate cosa si fa in Spagna per un turista! Certo che qui con i vacanzieri ci sanno veramente fare, altro che in Italia!

Giungiamo nel nostro albergo verso le 21, giusto l’ora per cenare. Poi, un riposino in camera, una doccia e si riesce. Ad aspettarci c’è la caliente noche catalana… e non vogliamo assolutamente rinunciarvi!

Trascorriamo i giorni successivi rilassandoci sulle spiagge e sul lungomare della cittadina, fino al giorno della partenza.

Con tristezza, carichiamo i bagagli nel cofano della nostra automobile, controlliamo l’olio, il liquido di raffreddamento, puliamo i vetri e saliamo a bordo. Percorriamo a ritroso la strada che ci ha portati in questo suggestivo luogo d’Europa, con la promessa di ritornarci presto. Oltrepassati i Pirenei e la Provenza, decidiamo di far tappa ad una località molto nota della costa mediterranea francese, Saint Tropez.

La via che raccorda l’autostrada alla cittadina balneare, non è delle migliori: è un vero e proprio cantiere, a causa dei lavori di ampliamento. Tutto ciò crea notevoli difficoltà nel raggiungere la costa. Si formano delle code lunghissime, che ritardano notevolmente il nostro arrivo a Saint Tropez. Ma, anche se con qualche ora in più rispetto alle previsioni, riusciamo a mettere piede nella famosissima località turistica.

L’impressione che abbiamo è leggermente negativa:  un numero sconsiderato di yacht e panfili di oltre 30 metri, con piscina, ancorati nel porto, sbarra la vista del tramonto sul mare. Passeggiando per le vie del centro, incontriamo solo gente di un certo “livello sociale” che fa degli “assaggi” nei numerosi ristorantini e bar. Si tratta, secondo me, di tutte quelle persone “per bene” che sono scese dalle loro “barchette”. Signori, sullo stile dei “commenda” milanesi, che sono seduti con quelle signore che d’inverno indossano la pelliccia, e vanno alle “prime” dei maggiori teatri d’Europa.

Notiamo d’essere osservati in modo strano, dall’alto in basso.

Incontriamo dei ragazzini italiani, che si sono avvicinati dopo averci sentito parlare. Ci chiedono se siamo italiani e di quale regione. Alla nostra risposta ci osservano un po’ schifati. Poi ci domandano con quale mezzo siamo giunti lì. Per poco non si fanno una risata appena apprendono del nostro piccolo mezzo di trasporto. I ragazzi rispondono di essere venuti con la “barchetta” dello zio, visto che la loro era in riparazione, e ci additano una “portaerei” da almeno 25 metri. Con un po’ di rabbia e ripetendo fra i denti “tanto solo i soldi hanno in più rispetto a noi”, li salutiamo con una stretta di mano e l’augurio di un felice soggiorno. A nostro parere “veramente noioso”!