DA LAMEZIA AD AJACCIO (Corsica, Francia)

 

 

Verso l’Isola “sconosciuta”

 

Dopo uno stop di alcuni mesi, dovuto soprattutto alle cattive condizioni climatiche, si riparte. La destinazione è questa volta una regione d’Europa che, per quanto possa essere vicina all’Italia, è sicuramente poco nota alla gran parte degli italiani. Naturalmente, stiamo parlando della Corsica.

Dopo un accurato controllo del mezzo e dei documenti in nostro possesso, si accendono i motori. Lasciamo Lamezia alle ultime luci del giorno per addentrarci nella tormentosa autostrada Salerno-Reggio Calabria. Abbandonata, non certo con dispiacere, ci imbattiamo nella comodissima Napoli – Roma. Qui, la monotonia del paesaggio ed i lunghissimi rettilinei, ci spingono a tuffarci fra le braccia di Morfeo. Un’area di servizio è il posto ideale per distendere i sedili e chiudere gli occhi per qualche ora. Al risveglio, dopo un buonissimo caffè, si punta dritti su Livorno. Raggiungiamo il porto della cittadina toscana non senza poche difficoltà. Due distinti incidenti, avvenuti nella mattinata, ci costringono ad altrettante  ore di estenuante coda. Riusciamo a giungere all’imbarco della nave, un solo minuto prima che alzi il ponte. L’attraversamento di questo lembo di Tirreno è molto rapido, in quattro ore siamo già con le ruote in territorio francese, a Bastia.

Seconda città dell’isola, è considerata la porta d’ingresso della Corsica. Infatti, la maggior parte dei traghetti provenienti dall’Italia e dalla Francia attraccano in questo porto, anche perché Ajaccio è più distante e difficoltosa da raggiungere a causa delle forti correnti delle Bocche di Bonifacio.

Percorriamo velocemente le vie cittadine e puntiamo in direzione Saint Floraint, situata dall’altra parte dell’isola. La strada non è delle migliori, è stretta e tortuosa, ma le condizioni del fondo sono buone, come del resto in tutte le strade della Regione.

 

Saint Floraint e il Désert des Agriates

 

Nella baia di S. Floraint ci accoglie un vento abbastanza sostenuto, che ci accompagna fino a sera. Ci viene spiegato che questo litorale è flagellato dallo Scirocco e da altri venti impetuosi per almeno 200 giorni all’anno. Penso non sia il posto ideale per me, non solo per questo fenomeno atmosferico fastidiosissimo, ma anche per i prezzi non tanto contenuti che incontriamo nei locali di questo centro balneare. I panfili e gli yackt ancorati nel porticciolo turistico, ci danno la conferma dal tipo di gente che frequenta questi luoghi. Meglio andare via! Lasciamo la cittadina di Saint Floraint nella tarda mattinata percorrendo la strada D81 che, nel giro di qualche decina di minuti, ci fa ritrovare in una desolata distesa di pietre, sabbia e cespugli: siamo nel Désert des Agriates. Disposta sulla costa settentrionale dell’Isola, questa zona rocciosa si estende per circa 30 chilometri ed è attraversata dalla sola strada che stiamo percorrendo, la quale rappresenta l’unica opera umana, visto che in tutta questa vasta area non vi è traccia alcuna di qualsivoglia insediamento abitativo. Solo questo territorio desertico poteva ispirare il regista de “Il giorno più lungo” a girare le scene del celebre Film che racconta la storia dello sbarco anglo-americano in Normandia, avvenuto il 6 giugno 1944. Nel pomeriggio, abbandoniamo la Corsica settentrionale e quindi il Deserto, per dirigerci nell’interno della Regione. Man mano che ci allontaniamo dalla costa, il paesaggio diventa sempre più verde. Dalle aride rocce di Agriates, si passa alla lussureggiante vegetazione, per molti tratti alpina, che troviamo nei pressi dell’ex capoluogo corso, Corte.

 

Corte ed il sogno dell’Indipendenza

 

Questa cittadina fu la capitale dell’Isola dal 1755 al 1769, periodo in cui Pasquale Paoli la rese totalmente indipendente. Fu lo stesso Paoli che decise di adottare come immagine ufficiale della Corsica autonoma la famosa testa di “moro” con la bandana bianca legata alla fronte. Questa cittadina ospita oggi una famosa università fondata all’epoca di Paoli, frequentata da oltre tremila studenti: non pochi se si considera che i residenti sono meno di seimila. Dopo aver trascorso qualche ora a visitare il centro storico, sovrastato dalla spettacolare “Cittadelle” del 1420, troviamo sistemazione in un comodo ed economico hotel situato a qualche centinaio di metri da Place Paoli, dove troneggia un’imponente statua dell’eroe corso. L’ex capoluogo dell’Isola ci offre una piacevole serata nei suoi locali, ed in uno di essi ci tratteniamo fino a tarda notte . La cosa che più mi stupisce di questa cittadina così internata, ma anche del resto dell’Isola, è la lingua. Si, proprio così! Quella ufficiale  è il francese, ma la seconda lingua è il “corso”: un dialetto sorprendentemente simile, quasi uguale, a quello calabrese. Veramente molto strano, visto che le dominazioni italiane che hanno preceduto l’accorpamento alla Francia sono state perpetrate dalle Repubbliche marinare di Genova e Pisa.

 

Un paesaggio unico

 

La mattina successiva iniziamo la risalita della Vallèe della Restonica: secondo il mio parere, uno dei luoghi più spettacolari ed incantevoli d’Europa. Una stradina stretta, tortuosa, incassata nella roccia, ci permette di risalire il torrente omonimo fin quasi sotto la cima del Monte Rotondo, 2.600 metri sul livello del mare. Lassù troviamo anche la neve, nonostante sia la fine di giugno. I sedici chilometri di questa “pista”, priva di guard-rail o altra barriera di contenimento, che si inerpica tra le profonde gole e le cime rocciose altissime, mettono a dura prova l’abilità degli automobilisti, anche i più esperti. Avere, da un lato, a pochi centimetri dalle  vettura, strapiombi di centinaia di metri e, dall’altra parte, lo spazio strettamente necessario per permettere il transito di una piccolissima auto nel senso opposto di marcia, mi mette un po’ di ansia, forse anche paura, non lo nego. Ma il paesaggio che mi si presenta di fronte, mi ricompensa da qualsiasi sforzo e mi rassicura da qualsivoglia fobia. E’ veramente stupefacente poter osservare delle pareti perfettamente verticali che si elevano per centinaia di metri, dalle quali, di tanto in tanto, fuoriescono delle spettacolari cascate che, come per incanto, si perdono in delle enormi voragini senza fondo. Penso non sia possibile raccontare a parole quello che hanno visto i miei occhi in questo angolo di paradiso terrestre. Non troverò mai i vocaboli per poter descrivere le emozioni che ho provato e il sublime spettacolo che la natura mi ha offerto in questo remoto, selvaggio e poco conosciuto lembo d’Europa. Con lo stupore che ci pervade e la promessa di ritornarvi, ci distacchiamo dalle “Gorges de la Restonica” e proseguiamo per la statale N193 in direzione sud. Dopo aver attraversato valichi altissimi, con i ghiacciai che quasi lambiscono la strada, ci ritroviamo in breve tempo sulla costa occidentale.

 

Ajaccio: dove nacque un mito

 

Una serie di numerosi incroci a rotatoria, ognuno con un “motivo” diverso, salutano il nostro ingresso ad Ajaccio. Nota in tutto il Mondo per aver dato i natali a Napoleone Bonaparte, la città si affaccia su una profonda insenatura (Golfe d’Ajiaccio) sovrastata da imponenti montagne, che ne fanno un grande porto naturale ben protetto dalle correnti. Il capoluogo corso ci si presenta molto ordinato e pulito. La circolazione veicolare viene regolata in modo abbastanza intelligente e, nonostante il transito sostenuto, non presenta punti di ingorgo. Anche la zona portuale è tenuta bene: non v’è alcun paragone con i medesimi luoghi di molte città marittime italiane. Troviamo un ottimo tre stelle ad un prezzo bassissimo, soprattutto se confrontate alle tariffe in vigore nel nostro Paese e se teniamo conto che siamo su Corso Napoleone, il cuore della capitale corsa. La città è molto viva, ricca di locali, monumenti. Fra essi spiccano quelli napoleonici. Nel centro vi sono quelli del Bonaparte console e uno equestre. Su una collinetta che sovrasta il capoluogo, vi si trova, invece, il grande ed imponente mausoleo che raffigura Napoleone imperatore, con il classico cappello di traverso a due punte e la mano sinistra dentro il gilet. La statua è situata in cima ad una grande lapide marmorea  obliqua, dove vi sono incise tutte le battaglie vinte dal grande Imperatore.

Molti di questi nomi sono italiani: Montenotte, Millesimo, Lodi, Castiglione, Mondovì, Arcole, Rivoli, Montebello, Marengo. Poi le celebri Ulm, Austerlitz, Moskova, Le Piramidi ed altre meno note. Naturalmente non risulta Waterloo, la quale rappresenta la fine dell’Impero e il triste esilio a Sant’Elena, da cui non tornerà mai più.

Come in tutti i viaggi, anche per quest’ultimo è arrivato il giorno del ritorno. Percorriamo in sole due ore gli oltre 160 chilometri che separano Ajaccio da Bastia, da dove ci imbarchiamo alla volta di Livorno. Da qui, una lunga discesa di 900 km ci riporta a casa. La Corsica è stato uno degli itinerari più corti, solo 2.400 chilometri percorsi, ma tutti vissuti intensamente. Mi ha colpito veramente tanto, credo che fra non molto ci ritornerò!